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    Overtime sport - Calcio - Morto Bruno Pizzul, voce della nazionale per 16 anni: il rumore dell’accendino e la cantilena Dino-Roberto-Dino
    Calcio

    Morto Bruno Pizzul, voce della nazionale per 16 anni: il rumore dell’accendino e la cantilena Dino-Roberto-Dino

    5 Marzo 2025Nessun commentoTempo di lettura 5 Min
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    Il mondo del calcio e del giornalismo sono in lutto: è morto Bruno Pizzul, storico giornalista e telecronista. Ricoverato all’ospedale di Gorizia da qualche giorno Pizzul è venuto a mancare a pochi giorni dall’87esimo compleanno che avrebbe festeggiato sabato. Con lui scompare forse l’ultimo esponente di una generazione di telecronisti.

    • La carriera calcistica di Pizzul
    • Il suo stile inconfondibile
    • Pizzul, l’anti-Adani
    • La notte dell’Heysel

    La carriera calcistica di Pizzul

    Pizzul era entrato in Rai nel 1969 ma la sua prima passione era stata quella di fare il calciatore. Militò tra i dilettanti nela Cormonese, poi nella Pro Gorizia, poi il grande salto nel Catania nel 1958. Centromediano robusto e tatticamente prezioso, Pizzul giocò anche nell’Ischia, Udinese e Sassari Torres. Laureato in giurisprudenza, ha insegnato nelle scuole medie prima di essere assunto in Rai con un concorso.

    Il suo stile inconfondibile

    L’aver giocato a pallone e la sua cultura universitaria ne fecero un telecronista inarrivabile. La sua prima telecronaca risale all’8 aprile 1970, Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia ma partì col piede sbagliato: inizio al 16° minuto perché arrivò in ritardo. Nel 1972 raccontò la prima finale internazionale, quella dell’Europeo vinto dalla Germania Ovest sull’Urss per 3-0 poi ereditò da Nando Martellini le cronache della nazionale italiana che seguì in cinque campionati mondiali, quattro campionati europei, in tutte le partite di qualificazione ai Mondiali e agli Europei a eccezione della finale per il 3° posto di Italia ’90 (solo perché impegnato in quella per il titolo del giorno seguente allo Stadio Olimpico.

    In totale Pizzul è stata la voce dell’Italia per 16 anni, dal 1986 al 2002, l’ultima telecronaca è stata Italia-Slovenia del 21 agosto 2002, amichevole giocata a Trieste e persa dagli azzurri 1-0. Inconfondibile il suo stile, misurato, senza eccessi, senza sovrapporsi alle immagini. Non di rado si sentiva il rumore di un accendino durante le telecronache, quando voleva concedersi una sigaretta.

    Pizzul, l’anti-Adani

    Iniziava i suoi racconti sempre con la stessa dolce cantilena “Signori all’ascolto, buonasera dallo stadio…”. Accompagnava soavemente gli spettatori con il suo fare sobrio, in perfetto italiano ma senza mai urlare. Con lui scompare forse l’ultimo esponente della vecchia generazione di telecronisti che amavano far parlare le immagini più che le proprie impressioni. Se vogliamo un anti-Adani, anche se si faceva trasportare anche lui dalle emozioni.

    Trepidò per gli azzurri a Italia ’90, nelle notti magiche mentre a Usa ’94 era incredulo per la rimonta degli azzurri di Sacchi con la Nigeria. Il suo tono era diventato quasi funerario nei minuti finali della gara prima del ribaltone firmato Baggio. E proprio con Baggio inventò una cantilena piacevole quando si scambiavano la palla i due Baggio azzurri: “Palla a Roberto, poi Dino, Dino-Roberto-Dino”

    La notte dell’Heysel

    Il momento più difficile della sua carriera il 29 maggio 1985, stadio dell’Heysel, il giorno della strage prima della finale di coppa Campioni tra Juventus e Liverpool. Era venuto a conoscenza dei 39 morti italiani ma rimandò l’annuncio per quanto possibile. Poi si arrese: “Purtroppo sono morte 39 persone e sono tutti italiani”.

    Costretto a commentare quella partita surreale, Pizzul vide la Juve alzare la coppa e raccontò il successo con la morte nel cuore ma venne aspramente criticato con l’accusa di enfasi nel giorno del lutto. Polemiche strumentali. Lui anni dopo a Tuttosport rivisse quel dramma: “Il crollo del muraglione sulla curva Z, ovvero l’evento che causò tutte le vittime, avvenne più o meno alla stessa altezza della tribuna centrale che ospitava le nostre postazioni di telecronisti. Sentimmo il tonfo, vedemmo la gente sciamare all’interno del campo di gioco, ma le notizie che ci arrivavano erano centellinate, contraddittorie e prive di qualsiasi certezza. A lungo nessuno parlò di morti, poi si seppe che c’era qualche ferito, anche se le immagini che fluivano lasciavano presupporre un bilancio più grave. D’altra parte, io ero lì, da solo, appeso al microfono, e non potevo andare a sincerarmi di persona. E non è che i colleghi della carta stampata, dalla tribuna, fossero in condizioni migliori delle mie”.

    “Furono momenti angosciosi, in cui fui costretto a prendere decisioni dolorose. Ricordo un paio di ragazzi, che erano riusciti a raggiungere la mia postazione. Mi chiesero di dire alle loro mamme che erano vivi. Io risposi che non potevo accontentarli, per non far preoccupare le mamme e i parenti degli altri ragazzi presenti allo stadio, anche se mi rendevo conto che ai loro occhi avrei potuto fare la figura di uno senza cuore. E invece, con mia soddisfazione, qualche tempo dopo mi chiamarono per dirmi che avevano capito le ragioni della mia decisione. In casi del genere ti trovi ad affrontare dilemmi tremendi, perché la realtà da raccontare è assolutamente fuori dai normali parametri della cronaca”.

    “Ad un certo momento mi dissero anche: non esagerare coi morti. Io non sapevo nemmeno che ci fossero dei morti, anzi fino al termine della partita nessuno ne ebbe la certezza, per quanto con i telecronisti vicini cercassimo di scambiarci le poche informazioni che avevamo. Eravamo convinti che non si sarebbe dovuto giocare, e neanche i giocatori, come poi venimmo a sapere, erano propensi a scendere in campo. Ma le autorità belghe chiesero alle squadre di giocare, per organizzare per tempo e con un minimo di ordine il successivo deflusso dallo stadio. E lì ebbi un altro dubbio: per un po’ pensai di non commentare quella partita, ma poi lo feci, ripromettendomi di essere il più asettico e impersonale possibile”.

    Oltre alle telecronache Pizzul è stato anche conduttore della Domenica Sportiva, oltreché di Sport Sera, Domenica Sprint dal 1976 al 1990.

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