Piove che Dio la manda, ma alla fine la benedizione se la prende l’Italia. Che parte col piede giusto in un Sei Nazioni complicato per tanti motivi, ma subito foriero di buoni propositi: batte 18-15 la Scozia esaltandosi sotto la pioggia torrenziale che inonda l’Olimpico, tanto da far sembrare Roma alla stregua di una provincia del Nord Europa. Condizioni che avrebbero dovuto (potuto) favorire gli scozzesi, ma che l’Italia ha saputo domare con determinazione e intelligenza, soprattutto mostrando un’incrollabile resilienza nell’ultimo scampolo di gara, e resistendo anche all’ultimo assalto degli ospiti con 29 fasi prima dell’urlo liberatorio.
- Una prova di maturità: Quesada ha una squadra “vera” e profonda
- Lynagh e Menoncello, avvio sprint sotto il diluvio
- Finale di pura sofferenza, ma la difesa è commovente
Una prova di maturità: Quesada ha una squadra “vera” e profonda
Se mai ci fosse stato bisogno di una conferma, l’Italia di Quesada l’ha mandata forte e chiara. Perché questa è una squadra che si esalta nelle difficoltà, peraltro conclamate visto le proibitive condizioni meteo che hanno reso la battaglia di Roma molto più simile a una sfida d’altri tempi.
Senza mezza squadra titolare (Allan, Capuozzo, Negri, Vintcent, Riccioni, Lucchesi, Varney e Page-Relo non li puoi mai concedere a cuor leggero), e privato pure dell’astro nascente Todaro, il XV azzurro ha mostrato maturità e grande consapevolezza dei propri mezzi, mostrando il lato migliore di sé nel primi spicchio di partita, dove è scappata sul 12-0 per poi controllare il ritorno della formazione ospite. Che nella ripresa ha premuto forte sull’acceleratore, senza però riuscire a scardinare la perfetta linea difensiva eretta da Quesada.
Con quell’ultima azione che è destinata a diventare un manifesto di questa era del rugby azzurro: 29 fasi di pura spinta, col rischio di commettere un fallo che avrebbe potuto tramutarsi nel calcio della parità (con Finn Russell, quasi una sentenza) o addirittura nell’opportunità per andare a giocarsi la partita sulla linea dei 5 metri in touche. Uno stress test notevole, superato a pieni volti col tenuto alto che dopo 4’ di pura apnea ha fatto esplodere il boato dell’Olimpico.
Lynagh e Menoncello, avvio sprint sotto il diluvio
Chi temeva un avvio soft o ancor peggio condizionato dalle tante scelte obbligate di Quesada è stato subito smentito. Con Lynagh determinante nell’indicare la via ai compagni: sua la meta arrivata dopo un calcetto di Brex di pura poesia, sua la giocata che ha liberato Menoncello, a sua volta volato a schiacciare l’ovale per il 10-0 che Garbisi ha fatto subito lievitare a 12 (in precedenza aveva fallito la conversione della prima meta, calciando sul palo).
La Scozia capisce che è bene non scherzare troppo col fuoco e nei 10’ successivi alza i giri del motore, conquistando metri nella metà campo italiana fino a trovare la meta che riapre i giochi con Dempsey, con Russell che fa 12-7. Si fanno apprezzare gli scozzesi nella seconda parte della prima frazione, ma prima dell’intervallo a capitalizzare è ancora l’Italia, con Paolo Garbisi che trova il piazzato del 15-7, mentre non va a segno il drop del possibile 18-7 nelle battute conclusive. Considerando la pioggia copiosa caduta per tutta la frazione, un risultato tutt’altro che da disprezzare.
Finale di pura sofferenza, ma la difesa è commovente
La ripresa si apre con qualche errore di troppo da una parte e dall’altra, ma con la pioggia che non ne vuol sapere di rallentare l’ovale scivola che è un piacere. Russell e Garbisi si scambiano ancora le cortesie trovando un piazzato a testa, poi arriva la testata di Ashman ai danni di Zuliani che produce 10’ di superiorità numerica per l’Italia, che pure non trova più la forza per insistere nei 22 avversari.
Anzi nel finale è la Scozia a mostrare di averne di più: diventa una partita tutta in trincea per gli azzurri, che subiscono la seconda meta di giornata da Horne, non convertita però da Russell (la posizione assai decentrata non aiuta l’apertura scozzese).
Quesada vorrebbe avere maggiore controllo dell’ovale, ma la fatica si fa sentire: un fallo di Ruzza e un in avanti complicano i piani nei 10’ finali, consegnando alla Scozia l’ultima possibilità per arrivare al pari (rifiutata) o addirittura alla vittoria. Non arriverà né l’una, né l’altra, perché la difesa italiana è commovente e sigilla una vittoria da ricordare a lungo.
