Incubo Foggia. Dalla classifica deficitaria alle tensioni sugli spalti che hanno caratterizzato la partita di Monopoli, fino al baratro della Serie D. Ai satanelli, nuovamente affidati ad Enrico Barilari dopo l’esonero di Michele Pazienza, serve un autentico miracolo sportivo per mantenere la categoria ed evitare una sanguinosa retrocessione. Non è bastato il ritorno della famiglia Casillo al timone per risollevare le sorti di un club entrato in una spirale da cui appare difficile venir fuori. E domenica, in uno “Zaccheria” completamente vuoto, arriva la Salernitana di Serse Cosmi.
- Foggia a un passo dalla retrocessione: serve un miracolo sportivo
- Dramma Foggia: da Zemanlandia all’incubo Serie D
- I numeri di un’annata disastrosa
Foggia a un passo dalla retrocessione: serve un miracolo sportivo
Ultima chance per il Foggia. 90 minuti e poi sarà tempo di verdetti anche per i pugliesi, che hanno deciso di richiamare Enrico Barilari per l’attesissimo match con la Salernitana di Serse Cosmi, a caccia di punti importanti per consolidare il terzo posto in classifica e guadagnarsi la fase nazionale dei playoff di Serie C. Il tutto, in un clima spettrale, complici le quattro giornate di squalifica inflitte allo stadio “Zaccheria” dopo l’invasione di campo di alcuni supporters rossoneri al “Veneziani” di Monopoli.
Cosa serve al Foggia? Un miracolo sportivo. Attualmente a -9 dal Giugliano, quartultima forza del girone C, la formazione di Barilari deve necessariamente vincere contro i granata e sperare in un passo falso dei tigrotti gialloblù in quel di Caserta. Ai campani, infatti, basterebbe anche un pareggio per ottenere l’obiettivo salvezza senza guardare al risultato del Foggia, dato che un distacco superiore agli 8 punti non consentirebbe la disputa del playout. Ad oggi, i satanelli sarebbero virtualmente retrocessi, vista la distanza dal Giugliano. Medesimo discorso per il Siracusa penultimo, che per partecipare agli spareggi dovrebbe vincere a Trapani e sperare in una doppia sconfitta di Foggia e Giugliano. Tutto si deciderà domenica alle ore 18.
Facendo sintesi, ecco cosa deve fare il Foggia per salvarsi:
- Vincere contro la Salernitana;
- Sperare in un passo falso del Giugliano contro la Casertana;
- Ridurre il gap sotto gli 8 punti.
Il Foggia, invece, retrocede in Serie D se:
- il Foggia perde;
- il Foggia pareggia e il Giugliano fa punti;
- il Foggia vince e il Giugliano vince;
- il Foggia pareggia, il Giugliano perde ma il Siracusa vince con la differenza reti a favore.

Grande tensione nel corso della partita Monopoli-Foggia del 19 aprile 2026, con invasione del campo e gara sospesa temporaneamente
Dramma Foggia: da Zemanlandia all’incubo Serie D
Sono finiti i tempi di Zemanlandia. Sono anni ormai che il Foggia non riesce a risalire la china, “campando alla giornata” salvo sporadiche stagioni in cui si è riusciti a trovare un mix vincente. L’annata 2022/23 è stata un’eccezione targata Delio Rossi, ma anche lì un’altra batosta. Sconfitta in finale playoff contro il Lecco e sogno Serie B svanito nel nulla, con il presidente Canonico che sperava in un salto di categoria per mettere a posto anche i conti della società. Missione fallita.
Poi, il continuo cercare acquirenti e, alla fine, il tanto agognato passaggio di proprietà, con il ritorno di un Casillo alla guida del club. Da Don Pasquale al figlio Gennaro, proprio all’alba della campagna trasferimenti. I problemi, però, non sono finiti. Quando tutto lasciava presagire ad un mercato di riparazione con i fiocchi, l’attesa per l’ok del Tribunale di Bari, incaricato di dare il via libera al trasferimento del 100% delle quote da Canonico a Casillo, affiancato dai fratelli Antonio e Giuseppe De Vito come accaduto per l’Heraclea in Serie D. 15 giorni fatali, che hanno fatto sfumare anche colpi di rilievo come quello di Chicco Patierno, attaccante dell’Avellino accostato con forza ai satanelli nel mese di gennaio.
I numeri di un’annata disastrosa
E poi ci sono i numeri. Fredde statistiche che raccontano un’annata disastrosa, inevitabilmente condizionata dall’incertezza societaria e da scelte tecniche alquanto discutibili. E gli allenatori, stavolta, c’entrano poco. 37 partite giocate, 27 punti all’attivo. Appena 6 vittorie in campionato, accompagnate da 9 pareggi e ben 22 ko. Attacco sterile, come testimoniano le 27 reti realizzate, e difesa colabrodo, come confermano i 57 gol subiti. Una squadra giovanissima in un girone caratterizzato da “vecchi volponi” della categoria, ma soprattutto una squadra in cui il capocannoniere (D’Amico) ha appena 4 marcature a referto. Non serve aggiungere altro.
La città è in subbuglio, inevitabile che sia così. Foggia vive di calcio e ha sempre vissuto di calcio. Una piazza calda, a tratti rovente, che ha dovuto convivere con problemi che vanno oltre il rettangolo di gioco. La tifoseria ha sempre preso posizione: prima spingendo Canonico a formalizzare la cessione e poi sostenendo la squadra fino all’ultimo minuto disponibile. E, talvolta, anche sbagliando.
