Il Treviso è tornato o forse non se ne era mai andato. Dopo anni di rincorsa, delusioni e ricostruzioni, la promozione in Serie C ha riportato una delle piazze più affascinanti del calcio italiano nel mondo professionistico. Una città che vive di pallone, che conserva il ricordo delle stagioni nella massima serie e che non ha mai smesso di credere nella rinascita. Ma dietro la festa della prima squadra si nasconde una storia meno rumorosa e forse ancora più importante: quella di un settore giovanile diventato il cuore pulsante del progetto societario.
- La Juniores nazionale campione per il secondo anno consecutivo
- Zulian. “La crescita del ragazzo è più importante del risultato sportivo”
- Il rapporto con le famiglie è fondamentale: risorsa più che problema
- Il dialogo tra SGS e prima squadra
- Il futuro dell’Italia passa dai settori giovanili
- Treviso torna protagonista
La Juniores nazionale campione per il secondo anno consecutivo
A raccontarla è Matteo Zulian, responsabile del Settore Giovanile e Scolastico, uno degli artefici di una crescita che negli ultimi anni ha riportato il Treviso a conquistare la vittoria del campionato Under 19 Nazionale per la seconda volta consecutiva, il titolo Under 17 Elite e, soprattutto, a costruire un ponte concreto verso la prima squadra. “Noi mettiamo al centro del progetto la crescita del ragazzo”, spiega Zulian. Una frase che nel calcio moderno può sembrare scontata, ma che a Treviso è diventata una linea guida quotidiana. L’obiettivo non è soltanto vincere, ma creare una filiera che accompagni i giovani dal vivaio fino al professionismo.
Zulian. “La crescita del ragazzo è più importante del risultato sportivo”
I risultati, però, non arrivano per caso. Dietro ai successi del vivaio c’è una struttura che negli anni si è evoluta seguendo modelli sempre più professionali. Nutrizione, supporto psicologico, match analysis, formazione continua degli allenatori: il club ha investito in ogni dettaglio per creare un ambiente all’altezza delle ambizioni della società.
“Abbiamo vinto perché si lavora con la qualità dello staff e con la qualità degli allenatori”, sottolinea Zulian. La crescita tecnica e umana dei ragazzi resta il primo obiettivo, ma è proprio questa filosofia che ha permesso di costruire squadre competitive e di ottenere risultati importanti sul campo. Alla base di tutto c’è una visione chiara, alimentata da una società che ha saputo trasferire nel calcio principi tipici del mondo imprenditoriale.
“Treviso è una piazza che ha fame di calcio. Il segreto di questa società è lo spirito imprenditoriale del Presidente Alessandro Botter”, racconta il responsabile dell’SGS. Programmazione, organizzazione e capacità di lavorare in squadra sono diventati elementi distintivi del club. “Quando si vince c’è sempre un lavoro di équipe e di struttura”. Una mentalità che ha permesso al Treviso di crescere a tutti i livelli, dalla prima squadra al vivaio, costruendo un’identità forte e condivisa.

Matteo Zulian, responsabile SGS Treviso Calcio
Il rapporto con le famiglie è fondamentale: risorsa più che problema
Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda il rapporto con le famiglie. In un calcio giovanile spesso caratterizzato da tensioni e incomprensioni, il Treviso ha scelto una strada diversa: coinvolgere i genitori come parte attiva del percorso educativo.
“Abbiamo voluto cambiare la prospettiva tradizionale e gestire il genitore come una risorsa”, spiega Zulian. Da qui la scelta di organizzare incontri mensili e momenti di confronto costanti. Per il club, infatti, la crescita del ragazzo non può prescindere dalla collaborazione tra società e famiglia. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che contribuisce a creare un ambiente sereno e orientato allo sviluppo della persona prima ancora che del calciatore.
Il dialogo tra SGS e prima squadra
L’esempio più concreto della bontà del percorso arriva dal campo. Durante l’ultima stagione tre ragazzi del vivaio hanno avuto la possibilità di esordire in Serie D con la prima squadra. Un traguardo che per Zulian rappresenta una soddisfazione enorme.
“È stata una grande emozione vedere questi ragazzi confrontarsi con adulti di spessore”. Il dialogo continuo con il direttore sportivo Pierfrancesco Strano permette di monitorare quotidianamente i talenti più promettenti. La regola è semplice: chi merita sale. “Chi è bravo deve avere la possibilità di allenarsi con quelli più grandi. I ragazzi già pronti devono confrontarsi con la prima squadra”. Una meritocrazia concreta che oggi trova ancora più valore con l’approdo in Serie C.
Il futuro dell’Italia passa dai settori giovanili
Guardando oltre i confini biancocelesti, Zulian allarga poi la riflessione al movimento italiano, chiamato a interrogarsi ancora una volta dopo le difficoltà vissute dalla Nazionale negli ultimi anni. Se dovesse indicare due riforme fondamentali per rilanciare il settore giovanile italiano, il dirigente del Treviso non avrebbe dubbi. La prima parola è coraggio. Coraggio nel dare spazio ai giovani, nel permettere loro di sbagliare, crescere e maturare senza la paura di essere immediatamente giudicati. La seconda è lavoro di squadra.
“Serve sintonia tra presidente, direttore della prima squadra e responsabile del settore giovanile”, sottolinea Zulian. Solo attraverso una visione condivisa è possibile costruire un percorso credibile che accompagni i ragazzi verso il calcio professionistico. È la strada che il Treviso ha scelto di seguire e che oggi, con il ritorno in Serie C, rappresenta uno dei motivi d’orgoglio più grandi del club. Perché la promozione ha riportato entusiasmo in città, ma il vero patrimonio biancoceleste resta quella generazione di giovani che sogna di percorrere lo stesso tragitto: dal vivaio al professionismo, indossando sempre la stessa maglia.
Treviso torna protagonista
E proprio la Serie C rappresenta il prossimo grande banco di prova. Zulian sa che il salto sarà impegnativo, ma vede nelle difficoltà un’opportunità. “Abbiamo bisogno delle difficoltà per alzare l’asticella”.
Il Treviso guarda avanti con entusiasmo, forte di un centro sportivo sempre più moderno e di una realtà che vuole continuare a crescere giorno dopo giorno. Fondamentale, inoltre, il lavoro di squadra tra presidente, direttore sportivo e settore giovanile, affinché ogni scelta segua una direzione comune. È la formula che ha riportato la formazione veneta tra i professionisti ed è anche quella che può garantire al club un futuro ancora più luminoso. Insomma il Treviso è tornato o forse non se ne è mai andato.
