Gli indizi sono sempre più fitti e non passa giorno nel quale ci si illuda che qualcosa possa realmente cambiare. Perché nella testa di Marco Stefano Belinelli c’è spazio solo e soltanto per un’ipotesi: ritiro dal basket giocato, con annesso (probabile) ingresso nei quadri dirigenziali della Virtus Bologna, con un ruolo (questo si) ancora tutto da definire. Manca solo l’annuncio, poi tutto sarà ratificato a reti unificate: a 39 anni compiuti lo scorso 25 marzo, il Beli è pronto a dire basta.
- Le foto social con i ritagli e le maglie di una vita
- I rimpianti azzurri, il futuro nella Virtus come ambassador
Le foto social con i ritagli e le maglie di una vita
L’ultimo indizio social vale più di tutti gli altri seminati in lungo e in largo nelle scorse settimane. “Perché non c’è niente di più bello” è lo slogan scelto per presentare una carrellata di foto contenenti una alcuni ritagli di giornale dei momenti più belli della carriera, un’altra ancora tutte le canotte indossate nel corso dei suoi oltre 20 anni di attività, e altre con immagini iconiche del suo passato, pezzi di storia che l’hanno portato a diventare il primo giocatore italiano a vincere un titolo NBA con i San Antonio Spurs nel 2014.
Sono sembrate a tutti il segnale di un finale già scritto: lo aveva paventato a margine della vittoria scudetto contro Brescia, arrivando ad affermare che “chiudere in questo modo era il massimo”. Chiudere con uno scudetto e una corsa play-off vissuta sempre e comunque in prima linea, non cero da comprimario quanto piuttosto da pedina di valore assoluto all’interno della squadra di Dusko Ivanovic. Chiudere quando si è in auge non è da tutti e forse il Beli sente che questa è un’occasione che non gli ricapiterà più.
I rimpianti azzurri, il futuro nella Virtus come ambassador
A San Giovanni in Persiceto, dove è tornato in questi giorni per trascorrere un periodo di meritate vacanze, Marco ha ripercorso con una serie di immagini tutta la propria carriera. E questo è l’aspetto che più di tutti ha convinto gli addetti ai lavori che stavolta la parola fine verrà scritta per davvero.
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A conti fatti, al Beli è mancato solo un acuto: quello con la maglia della nazionale azzurra, con la quale ha debuttato nell’estate del 2006 partecipando alla fallimentare esperienza mondiale in Giappone, arrivando a collezionare 154 presenze per complessivi 2.258 punti, ma senza l’ombra di una medaglia. L’addio annunciato nel 2019 gli ha impedito di essere della partita alle olimpiadi di Tokyo, e proprio la mancata partecipazione al torneo olimpico (nel 2016 la delusione più grande, con il ko. di Torino con la Croazia nella partita che assegnava un posto per Rio) resta il cruccio maggiore di una carriera che altrimenti l’ha visto calcare ogni tipo di palcoscenico.
Se addio al basket giocato sarà, come tutti vanno sostenendo, per lui potrebbe esserci un ruolo di ambassador alla Virtus. Per saperlo bisognerà pazientare ancora qualche giorno, probabilmente nemmeno troppo. Perché quelle foto che raccontano una vita vissuta sotto canestro valgono più di mille parole.