Ti giochi un mondiale di ciclismo, ma senza la punta di diamante del movimento nazionale. È certamente un paradosso, ma forse lo è ancor di più la scelta della federazione internazionale di ammucchiare tutte le discipline in una sorta di “festival di dieci giorni”, giusto per far vedere quanto è bello l’universo del ciclismo con le sue tante sfumature.
Si, ma ai corridori nessuno pensa: passi lo spettacolo, ma se metti a stretto giro di posta le rassegne iridate di tutte le discipline, inevitabilmente qualche torto finisci per farlo. Filippo Ganna è la prima “vittima” di questo sistema.
Filippo salta la prova in linea del 6 agostoDisappunto evidente: non c’è spazioLa prima volta in una corsa a tappeQualche segnale in un’epoca sbagliataUna soluzione che non c’è
Filippo salta la prova in linea del 6 agosto
Il ciclista della Ineos Granadiers dovrà rinunciare alla prova elite in linea, prevista domenica 6 agosto, per preservare le forze in vista della gara dell’inseguimento a squadre in pista (sabato 5 agosto), dove col il quartetto punta a una medaglia d’oro e alla qualificazione diretta per Parigi 2024.
Non solo: scelta dettata anche dalla volontà di puntare sulla cronometro elite, dove l’obiettivo dichiarato è riconquistare la maglia iridata già vinta nel 2020 a Imola e l’anno successivo nelle Fiandre (la gara è in programma venerdì 11). Un calendario “obbligato” che ha fatto storcere il naso al commissario tecnico Daniele Bennati, che di Ganna non si sarebbe voluto privare per la gara in linea che aprirà il programma su strada.
Disappunto evidente: non c’è spazio
Il disappunto è evidente, anche perché Ganna ha mostrato al Giro di Vallonia di essere davvero in grande condizione.
La corsa a tappe belga è stata la prima vinta in carriera dall’atleta di Verbania: dopo aver vinto la breve crono nel prologo, Filippo si è ripetuto nuovamente nella quarta tappa (sempre a cronometro) e poi ha mantenuto la maglia di leader anche nella frazione conclusiva, vinta da Andrea Bagioli (che sarà una delle punte della nazionale a Glasgow).
La prima volta in una corsa a tappe
A 27 anni per Ganna s’è trattato del primo successo in una corsa a tappe, a riprova di una maturazione che qualcuno vorrebbe addirittura ampliata ad altre corse un po’ più toste (c’è chi sogna di vederlo lottare un giorno per la vittoria finale in un grande giro: forse è troppo, ma nelle corse di una settimana c’è materiale per pensare in grande).
Bennati sa bene che un Ganna così in forma avrebbe fatto comodo alla nazionale, specie pensando al percorso abbastanza mosso della gara di Glasgow, che strizza l’occhio a gente col pedigree per vincere una classica, seppur non è escluso un arrivo in volata (dipenderà anche dalle condizioni meteo: pioggia e vento potrebbero rimescolare le carte).
E l’Italia, a secco di maglie iridate nella prova su strada da 15 anni, avrebbe avuto un disperato bisogno di un capitano tanto rilevante.
Qualche segnale in un’epoca sbagliata
La maglia a pois conquistata da Ciccone al Tour ha alleviato il ciclismo italiano dai dolori delle ultime stagioni (in Francia non vinciamo una tappa da 85 frazioni). Un bel segnale, ma ancora troppo poco per poter realmente pensare di essere usciti da una crisi generazionale che continua ad attanagliare quella che fino a un decennio fa era considerata (giustamente) la culla del ciclismo internazionale.
Fatichiamo a sfornare talenti in grado di reggere il confronto con i migliori, e non aiuta il fatto di non avere una squadra World Tour italiana tra le 18 presenti nel circuito. Per questo non poter disporre al mondiale di Ganna, indiscutibilmente il corridore più completo, iconico e competitivo di questa epoca poco fortunata del pedale tricolore, è una dazio salatissimo da pagare.
Una soluzione che non c’è
Bennati ha provato a trovare una soluzione, ma una soluzione semplicemente non può esserci dando un’occhiata al calendario ingolfato che l’UCI ha varato per questa edizione dei “super mondiali”.
L’Italia andrà a caccia di quella maglia iridata che non sa quasi più nemmeno come è fatta puntando tutto sull’esperienza di Matteo Trentin e Alberto Bettiol, che su un circuito come quello scozzese qualcosa di buono potrebbero fare.
E magari sperare in una giornata di grande vena di Andrea Bagioli, che al Giro di Vallonia ha fatto vedere di star bene, e del neo campione italiano Simone Velasco. E chissà che Luca Mozzato, che al Tour s’è fatto spesso vedere nelle primissime posizioni nelle volate di gruppo, non possa a sua volta trovare la zampata giusta.
A un mondiale si va per vincere, i piazzamenti contano relativamente, ma è evidente che avrebbe fatto comodo avere un capitano come Ganna, utile soprattutto a mettere pressione agli avversarie (che si chiamano Van Aert, van der Poel e Philipsen, nonché Pedersen, Evenepoel e Pogacar).
L’auspicio è che il sacrificio possa servire almeno per riportare metalli pesanti nelle due gare che il verbanese correrà nella rassegna iridata. Ma il dubbio di come sarebbe potuta andare nella prova su strada, beh, quello nessuno potrà mai dissolverlo.