Con l’eleganza e l’intelligenza che le erano proprie, il suo addio si è consumato allo stesso modo toccando il pubblico che aveva accompagnato per mezzo secondo a teatro, alla radio e alla televisione. Enrica Bonaccorti è morta oggi, giovedì 12 marzo 2026 dopo l’annuncio del tumore al pancreas che aveva deciso di rendere di dominio pubblico a settembre dello scorso anno. Pur avendo girato l’Italia, a causa della professione del padre e dei loro trasferimenti, è rimasta legata agli anni giovanili, alla sua Savona e a Genova dove aveva vissuto quando era una studentessa appassionandosi alla musica, all’arte e poi allo sport, all’atletica e poi al calcio.
- Enrica Bonaccorti, gli inizi e il legame con Genova
- Lo sport da campionessa e l’amore per la Samp
- Italia Sera e Pronto, chi gioca?
- Non è la Rai e il passaggio a Mediaset
- Gli ultimi anni e la malattia
Enrica Bonaccorti, gli inizi e il legame con Genova
Nata a Savona 76 anni fa, Enrica Bonaccorti aveva comunicato il suo cancro scegliendo le parole con accuratezza, profondità e la gentilezza che le erano consoni. La qualità umana ha attraversato quanto ha scritto nel corso di una carriera variegata ma uniforme nel donare quella visione, quella prospettiva garbata e singolare nelle sue interpretazioni teatrali e poi la radio, la televisione che l’ha vista calarsi in programmi molto differenti se non antitetici. Da giovanissima, ha raccontato, durante gli anni più formativi della sua esistenza e della sua identità, aveva vissuto in Liguria fino a quando il lavoro del padre lo aveva condotto a trasferire la famiglia prima a Sassari e poi a Roma. Suo padre Ettore era un ufficiale di polizia, nonché ex partigiano, mentre sua mamma Tiziana, detta Titti, è venuta a mancare nel 2003.
Lo sport da campionessa e l’amore per la Samp
Adolescente, Bonaccorti si era appassionato all’atletica arrivando a 16 anni a partecipare in Sardegna ai campionati regionali di atletica e vincendo la medaglia d’argento nel lancio del disco. Correva l’anno 1965. La sua famiglia, per i motivi detti, arriva a Roma sul finire degli anni Sessanta e nella Capitale, Bonaccorti si iscrive all’università, Lettere e Filosofia e incomincia a fare i primi passi a teatro.
Attrice di teatro e cinema negli anni Settanta, prima di diventare protagonista in programmi di successo come Italia Sera, Pronto, chi gioca? e Non è la Rai, ha sempre associato il suo nome a una televisione garbata, mai strillata pur allegra e forse chiassosa.
Italia Sera e Pronto, chi gioca?
Il biennio tra il 1983 e il 1985 è quello che la lancia al grande pubblico, con un programma di ispirazione pedagogica ed educativa come Italia Sera, il programma di approfondimento che conduce prima con Mino Damato e poi con Piero Badaloni. «È una trasmissione giornalistica di cui sono orgogliosa più di ogni altra e a cui ho dato il titolo. Credo che alla base del mio successo di quegli anni, esploso con il mezzogiorno su Rai 1, ci sia stata una conduzione che sapeva di sincerità, senza “gobbi” da leggere, si sentiva il rispetto, anche nella forma».
Quando è popolarissima, dopo il successo di questo programma cardine del palinsesto, le viene proposta la conduzione di Pronto, chi gioca?. Accettò, nonostante fosse evitato da ogni protagonista per via del confronto inevitabile con Raffaella Carrà e la sua centralità, il suo carisma totale.
Non è la Rai e il passaggio a Mediaset
La rottura con la Rai si consumò, però, comunque e per una vicenda privata divenuta pubblica per sua iniziativa: Bonaccorti annunciò in diretta di essere incinta, la accusarono di aver utilizzato la tv pubblica per scopi privati. Rapporti incrinati e accuse ritenute ingiuste la spinsero ad aderire alla migrazione di quegli anni verso Mediaset, allora Fininvest, dove da tempo Silvio Berlusconi cercava di portarla.
Nel 1991 Enrica Bonaccorti arrivò a Non è la Rai, un programma di culto in cui fu protagonista di un caso che divenne poi noto come “Cruciverbone” e che la indusse a riflettere. Rottura anche con Canale 5, ma senza rimpianti per libri, radio e ogni altra possibilità di espressione artistica. Da sempre tifosa della Sampdoria ha sempre legato il suo nome agli anni della grande Samp, precedente allo Scudetto dei gemelli, Vialli e Mancini.
Gli ultimi anni e la malattia
Amori noti e meno noti hanno attraversato la sua vita, con la costante presenza di Verdiana sua figlia, avuta dal primo marito. Una figura presente, affettuosa che ha accompagnato la mamma in ogni dove, soprattutto dopo l’annuncio a settembre del tumore al pancreas inoperabile.
Sui social tanti i ricordi, anche della sua passione blucerchiata: “Sono diventata sampdoriana ai tempi di Skoglund e Cucchiaroni. Le imprese di Vialli e Mancini, causa impegni professionali ho potuto seguirle solo in televisione. La Sampdoria mi ricorda Genova e il liceo D’Oria, anni felici”, aveva ricordato tempo addietro e così la Samp le ha sempre tributato affetto, stima e ricordo. Quel che oggi il pubblico le dedica.
