All’alba di questo 2026 il mondo si è svegliato con nuovi bombardamenti e un ulteriore fronte di conflitto apertosi: gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela rovesciando l’autocrate Nicolas Maduro. L’operazione, avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio si è risolta per ora con un successo: il mondo si è sbarazzato di un brutale despota comunista – e finanche illegittimo visti i brogli delle ultime elezioni che lo hanno confermato alla guida del Paese – e in teoria il Venezuela è finalmente libero.
- Luci, ombre e retroscena dell’attacco USA al Venezuela
- Il golfista Vegas, sportivo di punta del Venezuela, celebra la fine del regime
- Le altre reazioni dal mondo dello sport
- Dalla F1 rompe il silenzio Sergio Perez
Luci, ombre e retroscena dell’attacco USA al Venezuela
Ma il diavolo si nasconde nei dettagli: al di là del fatto che il tutto si è svolto in spregio al diritto internazionale (l’ONU è impegnato a inventarsi nuove giornate mondiali dedicate alle minime sciocchezze, mica si perde in queste quisquiglie: al limite allarga le braccia e prende atto), con il passare delle ore è chiaro che questa invasione che risponde alla raffinatissima dottrina “lo voglio, me lo prendo” è più che altro una operazione commerciale.
Che ci sia Churchill o Lenin alla guida del Paese sudamericano a Trump importa poco, tanto è vero che al momento sembra confermatissima nell’interim (e chissà oltre) la vicepresidente Delcy Rodríguez, vicina a Putin, partner commerciale ufficioso del tycoon nella spartizione del pianeta. A Trump ciò che preme è il controllo del petrolio venezuelano, e tramite le compagnie petrolifere americane toglierlo dagli scambi con la Cina, vera rivale degli USA che rispetto a questi ultimi ha un asso nella manica, ovvero il controllo delle terre rare alla base dell’elettronica di consumo e dell’industria automobilistica con cui Pechino sta rivoluzionando il settore.
Il golfista Vegas, sportivo di punta del Venezuela, celebra la fine del regime
Chiuso questo preambolo di politica estera, per quanto ci compete anche il mondo dello sport sta iniziando a dire la sua sui fatti in America Latina. Sono reazioni a macchia di leopardo, perché notoriamente è raro trovare sportivi che dicano apertamente la loro su fatti di politica estero, a meno che non si debba esprimere solidarietà in caso di attentati o di eventi tragici. In genere comunque si stanno levando le voci di solidarietà al Venezuela e di giubilo giacché ding dong la strega è morta (metaforicamente parlando).
Tra i pochi sportivi venezuelani ad essersi esposti sui social in queste ore troviamo Jhonattan Vegas, golfista di livello PGA e tra gli sportivi più importanti del suo Paese. Quattro vittorie nel PGA Tour tra il 2011 e il 2024 e due partecipazioni alle Olimpiadi, Vegas ha affidato al suo profilo X questo eloquente messaggio: “Viva Venezuela carajoooo!!!”, riecheggiando il fortunato e iconico slogan del presidente argentino ultraliberista Javier Milei (non certo un amico di Maduro) “¡Viva la libertad, carajo!”. Quel “carajo”, per capirci, dona maggiore enfasi con un termine vernacolare.
Vegas già in passato si era schierato contro la dittatura post-chavista, sostenendo pubblicamente la leader dell’opposizione nonché Premio Nobel per la Pace 2025 María Corina Machado, lodandola per il suo impegno per la libertà del popolo venezuelano.
Le altre reazioni dal mondo dello sport
Un altro che si è esposto è Mikey Musumeci, campione regnante dei pesi gallo in UFC BJJ e cintura nera di jiu-jitsu brasiliano, nonché uno dei lottatori di grappling più forti al mondo. Il quale in una storia affidata al suo profilo Instagram ha scritto: “Sono dalla parte del popolo del Venezuela”, citando le tante persone che ha incontrato nel corso degli anni scappate dal Paese, “gente che letteralmente mangiava dalla spazzatura perché non potevano permettersi di comprare del cibo”. Musumeci ha poi proseguito: “Quanto è diventata dura la situazione lì, e quanto tosta si è fatta l’inflazione dalle loro parti tanto che utilizzavano i soldi per fare capelli e altri oggetti! Prego affinché il Paese possa tornare ad essere nuovamente sicuro e prospero. Se supportavate questo regime probabilmente non eravate del Venezuela!”.
In casa nostra sono al momento pochissime le voci degli sportivi che hanno commentato i fatti di queste ore. Jacopo Guarnieri, ex ciclista pro ritiratosi nel 2024 e che ci ricordiamo per essere uno dei nostri corridori più rappresentativi nonché ultimo uomo di velocisti come Kristoff e Demare, in una storia sul suo profilo Instagram ha riportato una vignetta del New Yorker, dove viene mostrato un generale americano, con la didascalia che recita: “Non abbiamo alcuna concreta idea di quello che abbiamo fatto, cosa succederà dopo o le implicazioni per il pianeta, ma a parte tutto ciò è stato uno spettacolare successo militare!”. Guarnieri è tra i pochi sportivi di casa nostra che non ha mai avuto timore nella sua carriera di esporsi politicamente con i suoi punti di vista.
Dalla F1 rompe il silenzio Sergio Perez
Infine, un commento è arrivato anche dalla F1. Non certo da Max Verstappen, che negli scorsi mesi aveva chiarito di non sentirsi a suo agio nel parlare di temi civili o politici, e neppure di uno che invece non ha avuto timore di esporsi in passato (a volte però cavalcando i temi del momento), come Lewis Hamilton. Parliamo invece di Sergio Perez, pronto a tornare nell’agone della F1 quest’anno con Cadillac, al fianco di un altro veterano quale Valtteri Bottas (e domani il team dovrebbe svelare il terzo pilota, che si vocifera possa essere Zhou Guanyu, che ha appena concluso la sua esperienza da pilota di riserva per la Ferrari).
Anche il messicano ha affidato il proprio pensiero ad una storia su Instagram, che così recita: “Fratelli e sorelle venezuelani, vi mando un caloroso e sentito abbraccio. Siete l’esempio che la fede non sarà mai sconfitta!! Le mie preghiere sono con tutti voi!! Venezuela libero“.
