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    Overtime sport - In Evidenza - Felice Romano si racconta, tra business e calcio: “conta il metodo, non le parole”
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    Felice Romano si racconta, tra business e calcio: “conta il metodo, non le parole”

    27 Febbraio 2026Nessun commentoTempo di lettura 5 Min
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    Felice Romano tra business e calcio: "conta il metodo, non le parole”

    Il sogno di ritornare in serie C è prossimo a concretizzarsi trasformando in una meravigliosa realtà l’ambizione del patron Felice Romano di portare Scafati nel calcio professionistico. La Scafatese guida il girone G della serie D con 14 lunghezze di vantaggio sulla seconda il classifica, il Trastevere, con nove match che separano i “canarini” dalla promozione in Terza Serie.

    scafatese tifosi 2L’artefice principale del progetto è Felice Romano, imprenditore nel ramo conserviero, impegnato nell’Agro Nocerino e negli Stati Uniti, con il brand “Regina San Marzano” che pochi mesi fa ha ceduto il 49% delle azioni alla multinazionale Campbell’s Company con un investimento di 286 milioni di dollari.

    Numeri da capogiro in linea con l’algida aritmetica che sta accompagnando il percorso della Scafatese. L’imbattibilità dei gialloblù è figlia di una ruolino di marcia incessante evidenziato dai 63 punti in classifica in 25 giornate di campionato. Migliore attacco con 53 reti all’attivo e appena 15 subite fanno della compagine dell’agro la migliore squadra del panorama nazionale dilettantistico.

    Cifre che semplicemente confermano lo strapotere del club caro a Romano che la scorsa estate, in occasione della presentazione della squadra, aveva dichiarato che avrebbe vinto il campionato già a dicembre! Un vaticinio che attende solamente il conforto dell’aritmetica per materializzarsi considerato che da inizio gennaio la Scafatese viaggia con un margine di vantaggio rassicurante sulle antagoniste.

    Presidente, quanto ha inciso la programmazione della società?
    La programmazione è stata determinante. Quando siamo arrivati a Scafati c’era passione, ma sugli spalti erano rimaste poche persone. La prima vera sfida non era solo sportiva: era ricostruire fiducia e riportare la gente allo stadio. Oggi vedere famiglie, ragazzi e tifosi riavvicinarsi alla squadra è una delle soddisfazioni più grandi. Questo significa che il lavoro fatto non è stato solo tecnico, ma anche umano e identitario. I risultati sul campo sono la conseguenza di una società che ha lavorato con metodo, visione e serietà.

    Tecnico, direttore sportivo e squadra: qual è stato il valore aggiunto?
    Il valore aggiunto è stato il coraggio nelle scelte e la compattezza del gruppo.
    Il cambio di allenatore è stato un momento delicato e, come è normale in una piazza passionale

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    Foto Scafatese 1922

    come Scafati, ha generato discussioni e critiche. Alcune valutazioni sono state amplificate forse oltre misura, anche da parte di chi ha dato grande risalto alla notizia. Fa parte del gioco mediatico e lo accettiamo con serenità. Noi però abbiamo continuato a lavorare in silenzio, con lucidità e senso di responsabilità.
    L’arrivo di mister Ferraro ha portato equilibrio, nuova energia e una mentalità diversa.
    La squadra ha risposto con maturità. Le decisioni non si giudicano nell’immediato, ma nel tempo. E i risultati hanno dimostrato che quella scelta è stata un atto di coraggio necessario.

    Cosa l’ha motivata a fare calcio a Scafati? Credeva in due anni in un risultato così importante?
    Quando sono arrivato ho trovato una piazza con grande storia ma con poca gente allo stadio. La mia motivazione è stata proprio questa: riportare entusiasmo, riaccendere l’orgoglio gialloblù. Vedere oggi lo stadio vivo, sentire di nuovo l’appartenenza, è qualcosa che mi rende profondamente orgoglioso. Non mi hanno motivato solo i risultati, ma la possibilità di costruire qualcosa che potesse restare nel tempo.
    Se pensavo di arrivare fin qui in due anni? Sinceramente sapevo che avremmo lavorato per crescere, ma nel calcio bisogna sempre mantenere equilibrio.
    Quello che mi rende orgoglioso non è solo dove siamo arrivati, ma come ci siamo arrivati.

    Quanto ha inciso l’imprenditore Romano nella strutturazione del modello Scafatese?
    Ho portato nel calcio lo stesso metodo che utilizzo nelle mie aziende: organizzazione, romano felicprogrammazione, controllo e visione a medio-lungo termine. Una società moderna non può vivere solo di entusiasmo, deve avere struttura e credibilità. La Scafatese oggi è più organizzata, più stabile e più solida rispetto a due anni fa. Questo, per me, è già un traguardo importante.

    Questione stadio: la Scafatese sarebbe pronta alla gestione del “Vitiello”?

    Lo stadio è un tema centrale per la crescita del club. Abbiamo manifestato la nostra disponibilità e avviato un confronto con le istituzioni, ma ad oggi non abbiamo ancora ricevuto una risposta ufficiale. Restiamo fiduciosi e aperti al dialogo, perché crediamo che il bene della città venga prima di tutto. La Scafatese è pronta a fare la propria parte con responsabilità e visione, nel rispetto dei ruoli.

    In ottica futura, quali requisiti dovrà avere la società? E cosa dice alla città?
    Servono solidità economica, organizzazione, competenze e strutture adeguate. Ma più di tutto serve unità. Alla città e alla tifoseria voglio dire grazie. Perché il risultato più bello non è solo la classifica, ma aver riportato entusiasmo dove c’erano poche persone. La Scafatese non appartiene a un presidente o a una dirigenza.
    Appartiene alla sua gente. E finché resteremo compatti, passo dopo passo, potremo guardare al futuro con ambizione e equilibrio.    Luigi D’Antuono

    Felice Romano Scafatese Scafati serie D stadio Vitiello Scafati

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