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    Alessandro Costacurta svela il lato più fragile legato al figlio Achille, al TSO e alla diagnosi: “Non ce la facevo”

    20 Aprile 2026Nessun commentoTempo di lettura 6 Min
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    Non è affatto ovvio quanto ascoltato, e ammesso e condiviso, da Alessandro Costacurta su quello che ha portato alla diagnosi di suo figlio Achille, sulla loro volontà di imparare ad essere dei genitori più consapevoli grazie al supporto specifico. Non è affatto banale come uno dei giocatori più forti nel suo ruolo con la maglia del Milan abbia ammesso sensazioni e difficoltà da calciatore. Ospite ma anche protagonista e narratore dell’ultimo episodio di “One More Time” (OnePodcast) di Luca Casadei, Billy Costacurta sfiora il suo privato, gli eventi calcistici più significativi della sua esistenza e poi il rapporto con l’ex ct Rino Gattuso, ex Milan, il rapporto con sua moglie e il figlio.

    • La crisi del calcio italiano
    • L’amore per il calcio e gli anni del Milan
    • Il genitore che impara
    • La diagnosi e il TSO di Achille
    • Il rapporto con la moglie Martina Colombari

    La crisi del calcio italiano

    Oggi, Costacurta è l’interprete del momento storico che sta attraversando il calcio italiano con la sua prospettiva da analista ed ex calciatore, ha una visione chiara quasi cronistica: “Stiamo sprecando un po’ di talento perché non abbiamo cultura sportiva. Faccio un esempio che è recente: molti hanno contestato a Rino Gattuso il fatto che Pio Esposito abbia tirato il primo rigore. Ma se noi siamo i primi a contestare un allenatore perché fa fare una cosa importante a un giovane, dove vogliamo andare? Non possiamo essere così. Questo secondo me è il grande problema: una cultura sportiva che si sta spostando

    verso una critica feroce. Me la prendo anche col pubblico. Adesso c’è più fretta di avere i risultati immediati, c’è più voglia probabilmente di contestare. La gente è molto più esigente, hanno molte più pressioni esterne; quindi, io li giustifico un pochino questi ragazzi. Però ripeto, c’è tanto da migliorare nella cultura sportiva del paese”.

    L’amore per il calcio e gli anni del Milan

    Anni diversi da quelli in cui si è formato il suo talento: “Il mio primo allenamento al Milan è l’8 agosto 1980 a Milanello. I primi 10/15 minuti si faceva riscaldamento col basket. E io ero bravo perché avevo giocato a basket. Cominciamo con il pallone e un po’ per il nervosismo per il primo allenamento, un po’ perché gli altri erano fenomenali, la palla continua a cadermi. A un certo punto l’allenatore mi dice: “Cosa stai qui a fare? Devi andare a giocare nel Billy”, che in quel momento era la più grande rivale del basket Varese perché era il basket Milano. E quindi da questa piccola sciocchezza i miei compagni han cominciato a chiamarmi Billy”.

    Due le istantanee che spende per sintetizzare la sua carriera: “La vittoria di Barcellona contro lo Steaua, 4-0. Lì abbiamo capito che eravamo veramente i più forti al mondo. Perché dopo, quando vieni sconfitto, la sconfitta non la prendi più come una sconfitta, la prendi come una voglia di rivincita. Noi sapevamo che prima o poi saremmo ritornati in semifinale, in finale e avremmo rivinto. Il momento più brutto della mia carriera, a livello individuale, fu quando sbagliai un rigore contro il Boca. Uno dei peggiori rigori della storia. I miei compagni pensavano che la Juve potesse subentrare a noi e quei momenti lì non li avremmo più potuti rivivere. E quindi per me fu il giorno peggiore proprio per quello, perché anch’io pensai che era l’ultimo di una bellissima storia”.

    Il genitore che impara

    Le risposte più toccanti vertono sul privato di Billy Costacurta, gli affetti più saldi e autentici come l’amore per il padre che ha perso e suo figlio Achille, che lo ha indotto a vivere emozioni contrastanti, dissidi profondi. E a combattere con le domande che un genitore può essere costretto a porsi. “Ho imparato quando una dottoressa si è presa la responsabilità di darci con sicurezza la diagnosi su Achille 4 anni fa di ADHD. Cominciò il percorso di Achille, i farmaci funzionavano, abbiamo fatto questi corsi che servivano soprattutto per comunicare con lui. E ci è stato di grosso aiuto. C’è un modo di rivolgersi che deve essere paritario, non deve essere mai di superiorità e non deve neanche sembrare di organizzazione piuttosto che di curiosità, perché loro lo percepiscono in maniera diversa. Tutto era molto istintivo e quindi nel momento in cui valutava una piccola curiosità come un’intromissione reagiva male”.

    La diagnosi e il TSO di Achille

    A causa delle crisi che Achille ha avuto nel corso degli anni, Martina Colombari – sua madre – e Billy sono stati spinti a cercare soluzioni adeguate, di aiuto passando da ricoveri e l’esperienza del TSO che proprio il figlio ha ripercorso, nei dettagli, in una puntata.

    “Chi ha fatto il TSO sa di che cosa parlo. Uno dei momenti più brutti per un genitore. Io lo ricordo come il momento più brutto della mia vita, in cui lascio Achille all’ospedale per un TSO, quando gli devono fare una puntura per calmarlo perché lui sembrava indiavolato. Sono stati momenti che poi ci hanno costretto veramente a tirar fuori delle energie pazzesche. Ogni tanto dicevo a Martina: “Marti, io non ce la faccio, perdonami, non riesco ad entrare in ospedale e vederlo là”. Lei ogni giorno entrava, nei momenti più difficili. Ogni tanto non riuscivo a vederlo, mio figlio”.

    Quando l’ADHD, così come l’ha vissuto nella sua famiglia e si è manifestata in Achille il quale aveva ammesso problemi di dipendenza da social e non solo, Billy ha ammesso di aver riflettuto sull’eventualità che potesse commettere un gesto estremo: “Ho pensato tante volte che si volesse suicidare. So che sarà un percorso lungo, ma è tanto tempo che Achille sta bene e avendo avuto quei momenti di down, per me da papà vederlo così è una gioia. Cioè, non so cosa possa essere la felicità se non quando vedi sorridere così tuo figlio: è una cosa pazzesca”.

    Il rapporto con la moglie Martina Colombari

    Con lui, sua moglie Martina Colombari ha conosciuto – a suo modo – il cammino a tratti drammatico per approdare alla diagnosi di Achille, le sue crisi e come queste abbiano inciso sul loro equilibrio familiare. “La scelta di stare 30 anni con Martina è una scelta che non è una scelta, è una conseguenza. Io inviterei tutti a svegliarsi la mattina con il sorriso di Martina e poi capirebbero perché io sono insieme a lei da 30 anni. Marti è una forza della natura, provo un’ammirazione per una serie di motivi, per come Martina si è comportata durante un periodo difficile della nostra vita. Faccio di tutto per tenermi quella donna che mi dà questa energia e quella gioia. Io sono innamorato pazzo di lei, perché riesce a farmi stare bene, a farmi stare libero, dà una serenità e secondo me è la donna più bella del mondo”.

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