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    Guillermo Memo Ochoa si ritira: dalla tortería di Guadalajara a Salerno, le notti mondiali del portiere simbolo del Messico

    22 Luglio 2026Nessun commentoTempo di lettura 6 Min
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    Guillermo Ochoa si ritira, ha deciso che basta così: a 41 anni il portiere messicano ha detto addio al calcio giocato. Per i tifosi sarà sempre San Memo, per il Messico semplicemente Memo. Per quelli italiani resterà anche il portiere che, per un anno e mezzo, fece innamorare Salerno.

    Quali sono le parole giuste per un commiato? Ochoa ha fatto sintesi così:

    Porto con me l’affetto di milioni di persone e la serenità di aver dato tutto per il Messico.

    Guillermo Ochoa, nato a Guadalajara nel 1985, è uno dei portieri più rappresentativi della storia del calcio messicano. Ha costruito una carriera diversa: 779 presenze ufficiali in oltre vent’anni di calcio professionistico.

    Per milioni di tifosi resta semplicemente Memo: il portiere che ogni nazionale vorrebbe tra i pali ogni quattro anni. Memo perché in Messico è il diminutivo tradizionale di Guillermo. I ricci in testa sono diventati una carta di identità: nel corso dei vari Mondiali, molti tifosi messicani hanno indossato parrucche identiche.

    Quella di Ochoa è una carriera lunga oltre vent’anni costruita con pazienza e determinazione: in giro per il mondo, attraverso momenti di fortissima esaltazione, parate diventate virali, meme diventati memoria. È diventato un personaggio e non si racconta solo con i numeri la storia di un simbolo.

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    Prima di dedicarsi anima e corpo al calcio, Memo Ochoa era un bambino cresciuto tra i tavoli di una paninoteca di famiglia a Guadalajara: in Messico, quando si inizia a parlare di Ochoa, si parta dal ragazzo che imparò il valore del sacrificio lavorando nella tortería del padre.

    • Dalla tortería al Club América
    • Guillermo Ochoa diventa Memo: il simbolo dell’América
    • Ochoa contro i pregiudizi: la conquista dell’Europa
    • Il ritorno all’América e l’amore tra Ochoa e Salerno
    • Il portiere che diventava leggenda ai Mondiali

    Dalla tortería al Club América

    Francisco Guillermo Ochoa Magaña nasce il 13 luglio 1985 a Guadalajara, nello stato di Jalisco. Da bambino frequenta l’Estadio Jalisco ed è attratto dall’Atlas, una delle squadre storiche della città. La sua infanzia è legata soprattutto al lavoro familiare.

    La svolta arriva quando la famiglia si trasferisce a Città del Messico per ampliare l’attività. Nella capitale messicana il destino mette Ochoa sulla strada del Club América, uno dei club più prestigiosi del Paese. A soli dieci anni entra nel settore giovanile della squadra.

    Il suo percorso, però, non inizia tra i pali. Da attaccante a portiere: cambia tutto quando ci si accorge delle sue qualità più evidenti: riflessi, agilità e personalità.

    Nel 2004 il tecnico olandese Leo Beenhakker lo aggrega alla prima squadra, il 15 febbraio dello stesso anno è l’infortunio del portiere titolare Adolfo Ríos a favorire il debutto del diciottenne Ochoa contro il Monterrey. L’América vince 3-2 all’Estadio Azteca: il calcio messicano scopre Memo.

    Guillermo Ochoa diventa Memo: il simbolo dell’América

    Ochoa diventa rapidamente il titolare dell’América: con gli Azulcrema disputa otto stagioni, supera le 300 presenze e conquista il Clausura 2005.

    È facile connotarlo tra i pali: grande esplosività, coraggio nelle uscite e nessuna paura quando occorre parare anche con l’anima. In Messico l’etichetta arriva in fretta: è il portiere capace di trasformarsi nelle partite più importanti. Ed è il portiere che non si acclimata nella zona di confort. Il gradino più alto è quello del sogno europeo. Ochoa decide di provare a salire.

    Ochoa contro i pregiudizi: la conquista dell’Europa

    Nel 2011 il portiere messicano lascia l’América e approda in Francia all’Ajaccio. Un messicano in Europa, se di mestiere fai il portiere, è una sfida complicata: dubbi sulla loro esperienza internazionale, sulla formazione e sull’adattamento.

    Ochoa si tuffa nella sfida con gli stessi guizzi che gli vedi fare in campo.

    In Corsica diventa subito protagonista. L’Ajaccio lotta per la salvezza, Memo è spesso decisivo. Per i tifosi è uno degli artefici principali della permanenza del club in Ligue 1.

    Il Mondiale 2014 lo consacra, arriva la chiamata della Liga spagnola con il Málaga. Chiuso nelle gerarchie da Carlos Kameni, trova poco spazio in campionato. Nel 2016 si trasferisce al Granada: titolare trentotto volte, la squadra retrocede ma Ochoa si distingue.

    Nel 2017 il trasferimento allo Standard Liegi: due buone stagioni, il sapore della Champions e dell’Europa League e la certezza di aver dimostrato coi fatti un valore indiscutibile.

    Il ritorno all’América e l’amore tra Ochoa e Salerno

    Nel 2019 Memo torna a casa. L’accordo con l’América è una scelta personale e professionale: in poco più di tre anni aggiunge oltre cento presenze alla sua storia con la squadra, supera quota 400 partite ufficiali con la maglia azulcrema e torna a nutrire ambizioni più elevate.

    Nel gennaio 2023 la nuova sfida: la Serie A. A 37 anni, pochi mesi dopo il Mondiale in Qatar, Ochoa firma con la Salernitana per sostituire l’infortunato Luigi Sepe. A Salerno, Ochoa inizia a coltivare un sogno quasi impossibile: arrivare al sesto Mondiale della carriera

    Per Memo è tutto speciale: ha sempre raccontato il desiderio di misurarsi con il calcio italiano, il debutto è immediatamente memorabile. 4 gennaio 2023, affronta il Milan campione d’Italia a San Siro. La Salernitana perde 2-1, Ochoa è il migliore in campo ed evita un passivo molto più pesante.

    Si ripete pochi giorni dopo nell’1-1 contro il Torino. L’istantanea dell’esperienza campana è una parata d’istinto su Stefan de Vrij sulla linea di porta. Ha fatto centro: anche a Salerno i tifosi sono con lui.

    Ma il rapporto tra Ochoa e Salerno si alimenta lontano dal campo. Memo ha ricordato in numerose occasioni l’affetto ricevuto dalla città e le volte che i tifosi gli facevano trovare il conto già pagato nei ristoranti.

    Il secondo anno in granata è più difficile: l’infortunio alla spalla e le difficoltà della squadra. La Salernitana retrocede, Ochoa saluta i tifosi con parole di profonda riconoscenza: è stato un onore aver difeso quei colori.

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    Guillermo Ochoa lanciato in aria dai compagni dopo la vittoria del Messico contro la Repubblica Ceca ai Mondiali 2026

    Il portiere che diventava leggenda ai Mondiali

    È con la nazionale messicana, tuttavia, che è diventato icona. Perché il destino di Ochoa è quello di un supereroe calcistico. Un meme che ha fatto il giro del pianeta ricorda come Memo diventa il miglior portiere del mondo ogni quattro anni. Ai Mondiali.

    2014, Brasile-Messico 0-0. Ochoa compie una serie di parate miracolose, una addirittura fuori dalla logica su Neymar, miglior giocatore della partita. Nasce il mito di “San Memo”, un portiere sovrannaturale. Dopo Neymar è la volta di Lewandowski, Messi e Cristiano Ronaldo.

    Per i tifosi che ne tramandano già la leggenda diventa El Muro Mexicano. Insuperabile. La verità è che per i messicani resta un bimbo cresciuto tra i tavoli di una paninoteca di famiglia a Guadalajara e diventato simbolo di una nazione. Memo e basta.

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