Tra Angri e Sant’Antonio Abate riesce difficile finanche tracciare i confini tra i due territori e anche il destino delle compagini calcistiche sembra intrecciarsi in questa fase storica.
Doriani e abatesi sono accomunati da momenti di disorientamento con voci, polemiche e preoccupazioni che si alternano negli interessi dei tifosi e degli appassionati.
L’Angri deve fare i conti con la volontà di Raffaele Niutta, dimissionario da quasi un anno ma ancora “deus ex machina” del club, mentre i giallorossi sono nelle mani di Gianpiero Rosanova che sta provando a tenere il timone del sodalizio cercando di investire l’imprenditoria abatese in un nuovo futuro.
Una crisi che accomuna le due squadre che non sembrano avere più l’effetto impattante sul tessuto sociale delle città e con il calcio relegato ai margini degli interessi istituzionali e imprenditoriali.
Anni di alternanze alla guida dei club, esposizioni debitorie e beghe intestine hanno determinato l’allontanamento dal calcio di risorse umane e finanziarie producendo una crisi che affonda radici nel tempo e non riesce a trovare soluzioni sul territorio in grado di garantire solidità e continuità a due club che vivono una condizione di forte crisi.