I fotografi che da bordo campo immortalarono quel volo hanno ancora conservato quello scatto: Mark Hateley che al 64’ del derby Milan-Inter del 28 ottobre 1984 si alza in cielo, sovrasta Collovati e di testa insacca in rete. Un’apoteosi per i rossoneri che spezzarono un tabù di sei anni nelle stracittadine e l’incoronazione effimera per quel centravanti inglese dalla faccia angelica che in campo si trasformava in Diavolo.
Una meteora chiamata Attila
Hateley visse di rendita su quel gol a Zenga. Patì guai fisici e combinò pasticci, tipo andare a sciare al Sestriere venti giorni dopo un’operazione di menisco. Cominciò a tagliarsi i capelli alla maniera degli anni Ottanta, con la capigliatura fluente sul collo e un po’ sparata davanti. Con l’arrivo di Berlusconi al Milan finì presto anche la sua avventura in rossonero. “Una volta a Milanello — racconterà poi Attila — Berlusconi ci confessò uno per uno. Io ero giovane, ma figlio di un calciatore, e ne sapevo abbastanza per comprendere che quell’uomo di football capiva poco. Voleva fare l’allenatore, voleva fare tutto. Si portò Van Basten, non mi lasciò andare alla Roma”.
Il ricordo del gol nel derby
Quel pomeriggio a San Siro però il bomber inglese diventò Attila. Così ricordò Hateley a fine gara: «Ho visto arrivare quel pallone, e mi sono buttato, saltando più in alto possibile. Pochi minuti dopo potevo segnare ancora, ma Zenga è stato bravissimo». Poi una sincera confessione: «Quando sono arrivato in Italia ero semisconosciuto. Le altre squadre prendevano Maradona, Platini, Zico e Socrates. Il Milan, che veniva da stagioni a dir poco infelici, puntava su di me. Roba da non credere». E fra i mille elogi dei vip presenti in tribuna d’ onore, spiccò quello di Ugo Tognazzi, che definì Hateley e Wilkins, con uno strano paragone gastronomico, come «due rare e raffinatissime spezie inglesi in un piatto divino».
Dopo il Milan Hateley passò al Monaco e poi ai Rangers Glasgow, ai Queens Park R., al Leeds, all’Hull City e al Ross County (1999), ultima fermata da calciatore. Il bomber ha anche fatto l’allenatore-giocatore nei due campionati all’Hull City, club inglese di seconda fascia, e l’esperienza gli è servita per intuire che la panchina non è cosa per lui. Mark si è sistemato a Glasgow. I Rangers lo hanno inserito nella Hall of Fame e gli hanno ritagliato un ruolo da ambasciatore del club. Da vecchia gloria partecipa a serate di gala ma commenta le partite del campionato scozzese per Setanta Sports Tv ed è opinionista del Daily Record, quotidiano di Glasgow.
Hateley ambasciatore dei Rangers
Oggi Hateley vive in Gran Bretagna, fa l’ambasciatore per i Rangers a Ibrox, partecipa a podcast/media calcistici e si batte per la prevenzione dei traumi cranici da pallone nel calcio. Al Milan arrivò dal Portsmouth, il terzo tentativo di fila dei rossoneri di trovare il bomber giusto in Gran Bretagna, dopo Joe Jordan, lo scozzese detto Lo Squalo perchè gli mancava un dente davanti e Luther Blisset, anglo-giamaicano ex pupillo di Elton John e dagli inglesi ribattezzato Miss It, che vuol dire Sbaglialo.
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