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    La lezione radicale di Alex Zanardi: sei stato Ironman e ci hai lasciato credere che fossi semplicemente Alex

    2 Maggio 2026Nessun commentoTempo di lettura 4 Min
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    È morto Alex Zanardi. Aveva 59 anni.

    Nel dirlo mi sembra impossibile trovare le parole adatte. Forse non esistono o forse non ne sono capace. Dare un attributo alle lacrime, lacrime silenziose e caparbie.

    Certe storie bisogna avere la forza di viverle col rispetto di un messaggio universale che quelle stesse storie – sono poche, storie così – hanno saputo restituire. Quella di Zanardi è una vita che non finisce.

    Non c’è solo ciò che lascia dietro, c’è soprattutto quello che lascia intorno. L’idea radicale di vita, costruita dopo aver perso tutto e aver deciso, ogni volta, di ricominciare.

    Fosse facile, riuscirci un po’ tutti allo stesso modo. Ecco: ci sono storie che appartengono allo sport. E poi ci sono storie che appartengono al mondo.

    • Accettare la realtà, senza arrendersi
    • Le barriere sono un limite negoziabile
    • La felicità è una pratica consapevole
    • L’ironia un punto di forza, lo sport per rinascere

    Accettare la realtà, senza arrendersi

    Quella di Alex Zanardi è solo marginalmente una vita che puoi raccontare con i resoconti della competizione, con l’elenco delle vittorie o la misura dei record. Semmai parla di come si sta al mondo quando il mondo cambia all’improvviso. È una storia in cui la dignità è la stella polare e il coraggio diventa moto perpetuo.

    La lezione radicale di Alex Zanardi è l’esempio di un uomo che ha insegnato a non trascurare dignità e coraggio. A dargli valore irrinunciabile. A renderli – dignità e coraggio – necessari anche soltanto per cinque minuti al giorno.

    Siamo troppe volte inclini al vittimismo, spesso è soltanto la via d’uscita più facile.

    Il dolore che non si edulcora, la sofferenza che non diventa mai retorica. Ha fatto, Zanardi, qualcosa di estremamente complicato: non permettere che le circostanze bastassero da sole a definire l’uomo. Ha tenuto il punto fino alla fine: non scegliamo sempre ciò che accade, ma possiamo scegliere cosa farne. La scelta è più importante delle circostanze.

    Le barriere sono un limite negoziabile

    Dopo l’incidente del 2001, ha trasformato la sua vita in una dimostrazione continua di responsabilità personale.

    “Se hai una seconda possibilità, devi andare fino in fondo”.

    L’etica che ha sempre meno maestri e riferimenti. Non sprecare quello che resta. Costruisci sopra qualcosa.

    I limiti fisici esistono. Zanardi ne è stato un emblema consapevole. Ha però spinto quelle limitazioni su un piano differente: il potere inesplorato della mente. Se dignità e coraggio non sono negoziabili, le barriere che consideriamo definitive lo sono eccome.

    La felicità è una pratica consapevole

    Tra i lasciti più significativi, anche quello che rimodula le forme della felicità: non è solo l’effetto delle condizioni esterne, piuttosto una tela che si tesse anche contro-intuitivamente, anche per direzione ostinata e contraria. La felicità, insomma, è quella roba che si comincia a delineare nei momenti difficili.

    Zanardi ha raccontato più volte che anche nelle situazioni più insostenibili esiste uno spazio, piccolo ma reale, in cui scegliere come starci.

    E questo abuso del linguaggio, questa svilente depauperazione del significato e del significante. L’eroismo che è diventata merce che si vende a prezzo stracciato. Dove molti vedono eroismo, lui ha sempre visto normalità. La coerenza prima del resto: fare ogni giorno qualcosa rispetto alla propria situazione.

    Esistere, resistere, progettare, lavorare, fare sport, ridere: l’essenza della quotidianità. La lezione radicale di Alex Zanardi: non spegnersi mai. Non spegnersi più. La vita è un dono che ha valore assoluto.

    L’ironia un punto di forza, lo sport per rinascere

    Uno dei lati di Zanardi che ho vissuto con profonda stima era la leggerezza e quella sua peculiarità di dirti come fare per travalicare la superficie delle cose senza correre il rischio di farsi schiacciare dagli eventi.

    Pesano come un macigno, tante volte, le circostanze: il sorriso di Zanardi è una scelta, l’ennesima lezione radicale di Alex. Anche questo ne rende l’esempio ancora più esigente.

    La prima carriera di Zanardi, poi la sua seconda vita sportiva, quella paralimpica: vivono simbioticamente e sono il compimento del suo percorso. Non conta più quello che ha vinto, resta la forma concreta di un’idea fortissima: lo sport come strumento per ricostruirsi.

    “Se hai una seconda possibilità nella vita, devi andare fino in fondo”.

    E lui, fino in fondo, c’è andato.

    Dare un attributo alle lacrime, lacrime silenziose e caparbie. Forse, a volte, non esistono parole adatte, o forse non ne sono capace. E penso che sì, ci siano lacrime che sono di gratitudine.

    Dire grazie, ecco. Grazie per sempre, Alex Zanardi. Perché sei stato Ironman e ci hai lasciato credere che fossi semplicemente Alex.

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