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    Overtime sport - Altri sport - Marco Belinelli “avvicina” il ritiro: “So che arriverà presto ed è per questo che ho più voglia di vincere”
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    Marco Belinelli “avvicina” il ritiro: “So che arriverà presto ed è per questo che ho più voglia di vincere”

    26 Aprile 2025Nessun commentoTempo di lettura 4 Min
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    Prima o poi quel giorno arriverà, e Marco Belinelli sa che non avrà altra scelta all’infuori dell’appendere le scarpe al chiodo. L’epilogo di una carriera che attende ogni giocatore, anche se quello nato a San Giovanni in Persiceto il 25 marzo 1986 sembra essere eternamente giovane, almeno a vedere come si comporta sul parquet ogni fine settimana (e quando poteva, anche nei turni infrasettimanali di Eurolega). All’amico Gianluca Basile, Beli ha raccontato però che al ritiro comincia a pensare per davvero. E anche se non sa ancora quando sarà il momento di dire basta, già il fatto di cominciare a parlarne è il segnale che qualcosa sta cambiando.

    • Se sarà ritiro, sarà a Bologna: “Non mi vedrete altrove”
    • Gli anni d’oro di San Antonio: “Popovich era speciale”
    • Jasmin Repesa, il mentore (oggi) grande rivale con Trapani

    Se sarà ritiro, sarà a Bologna: “Non mi vedrete altrove”

    Il concetto utilizzato dal primo e unico italiano ad aver vinto in titolo NBA in carriera (successe nel 2014 con i San Antonio Spurs) è comunque legato a un’esigenza che sente ancora sua: “Siccome so che il momento in cui dovrò ritirarmi è sempre più vicino, allora dico che la voglia di vincere oggi è ancora più grande, perché so che non avrò molte altre chance per poter alzare trofei”.

    Per questo continuare a dispensare magie con la maglia della Virtus, con la quale punta a fare corsa importante nei prossimi play-off scudetto. E se fossero gli ultimi della sua carriera? “Questo non posso saperlo. Una cosa però la so: non scenderei mai a giocare in A2 o qualche categoria più bassa, perché dopo 13 stagioni in NBA ho scelto di tornare a casa solo perché è arrivata la chiamata di Bologna. Qui ho tutto: amici, famiglia, ricordi, radici. Ogni volta che dovevo tornare in America per il training camp era una sofferenza, anche se poi laggiù stavo da Dio. Ma Bologna è casa, e mi vedo con questa maglia fino alla fine”.

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    Gli anni d’oro di San Antonio: “Popovich era speciale”

    Dei trascorsi in NBA Belinelli parla ancora con nostalgia, anche se non sono state tutte rose e fiori, specialmente all’inizio. “Non giocavo, e stavo male per questa cosa. Non avevo opportunità ed ero infastidito, perché non potevo dimostrare il mio valore. Poi quando sono arrivato a San Antonio le prospettive sono cambiate: c’era un sistema che funzionava bene, c’era sete di rivincita dopo la sconfitta nelle Finals 2013, e non a caso Popovich fece vedere alla squadra gli ultimi due quarti di gara 7 per dire che si ripartiva da lì. Io stesso intuì che quello era il momento della svolta: dovevo dimostrare che potevo stare in una squadra da titolo. Il gioco era clamoroso, fatto di tante letture e movimenti intelligenti senza palla. E io mi trovai da Dio”.

    Anche perché ce n’erano di campioni. “Gregg però pretendeva tanto da Duncan, da Ginobili e da Parker, così come da un giovane come potevo essere io. Ti faceva sentire importante e tu ti guardavi allo specchio e dicevi: “Cavolo, chiede quelle cose a Duncan… e allora io devo farne il doppio per impressionarlo”. E così funzionava”.

    Jasmin Repesa, il mentore (oggi) grande rivale con Trapani

    La corsa verso lo scudetto passerà non soltanto per il solito (probabile) incrocio con Milano, che ha vinto gli ultimi tre campionati italiani, ma anche con la sorprendente Trapani che ha in Jasmin Repesa il suo condottiero. Repesa che è stato anche l’allenatore che ha lanciato un giovanissimo Belinelli in maglia Fortitudo una ventina d’anni fa.

    “Mi ha indirizzato verso la carriera che ho fatto. Ero giovane ma ebbe il coraggio di credere nelle mie qualità e mi fece crescere, anche imparando dai miei errori. Però non regalava niente a nessuno: mi responsabilizzava, questo si, ma mi faceva capire che nulla mi era dovuto per grazia ricevuta o perché avevo talento. Mi ha spinto verso il sogno NBA e mi ha aiutato tanto a crescere come persona. Non mi sorprende cosa stia facendo con Trapani: sarà una degna contendente per lo scudetto, e non solo per quanto fatto vedere sino ad oggi”.

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