Più che un coup de théâtre, uno schiaffo ai milioni di tifosi. Un episodio che mina la credibilità del calcio e della sua massima istituzione: la FIFA. La sospensione della squalifica di Balogun consentirà all’attaccante degli Stati Uniti di essere regolarmente in campo negli ottavi di finale dei Mondiali contro il Belgio, ma nel frattempo ha sollevato un’ondata di indignazione che attraversa i quattro angoli del mondo, fatta eccezione per la Casa Bianca e per la squadra di Pochettino. L’ultima decisione della “premiata ditta” Trump-Infantino, dopo il controverso premio per la Pace istituito dall’organo di Zurigo proprio per il tycoon, fa infuriare il Belgio – che annuncia ricorsi -, la UEFA e anche il neo-presidente della FIGC Giovanni Malagò, secondo il quale si è di fronte a un “precedente politico pericolosissimo”.
- Stati Uniti-Belgio, squalifica sospesa a Balogun: il retroscena
- La dura presa di posizione della UEFA: scontro con la FIFA
- Anche Malagò all’attacco: “Precedente politico pericolosissimo”
- Che cosa rischiano Infantino e la FIFA
Stati Uniti-Belgio, squalifica sospesa a Balogun: il retroscena
La FIFA ha fatto ricorso all’articolo 27 del proprio codice disciplinare per sospendere l’espulsione di Balogun, rimediata nei sedicesimi di finale contro la Bosnia-Erzegovina. Ma è ciò che si muove dietro le quinte ad alimentare polemiche e sospetti, come rivelato dal quotidiano tedesco Bild. Secondo la ricostruzione, pur di avere a disposizione il miglior giocatore degli Stati Uniti in questo Mondiale, l’amministrazione Trump avrebbe attivato tutti i canali possibili: ministri, legali e anche Andrew Giuliani, figlio dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e responsabile della task force per la Coppa del Mondo alla Casa Bianca. Lo stesso presidente avrebbe avuto un contatto diretto con Infantino, seguito da pubblici ringraziamenti per una decisione definita dal tycoon come “la cosa giusta”.
La dura presa di posizione della UEFA: scontro con la FIFA
Il Belgio ha già annunciato ricorso, ma oggi a tenere banco è soprattutto lo scontro tra UEFA e FIFA. Durissima la presa di posizione dell’organo di Nyon, guidato da Aleksander Ceferin, dopo la revoca della squalifica a Balogun. “La squalifica automatica minima di una partita a seguito di un cartellino rosso non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere emanata. È un principio sancito dal regolamento, che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno nel bel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica”, si legge nella nota, che suona come un attacco frontale alla FIFA.
Secondo la UEFA, “quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa. Una decisione di questo tipo crea inoltre un precedente per tutto il torneo, imponendo trattamenti diversi in situazioni simili e danneggiando l’equità della competizione. Il calcio è lo sport più amato al mondo perché si fonda su regole condivise e applicate ovunque allo stesso modo. Un torneo non è mai un evento isolato e, quando si parla della Coppa del Mondo, le sue decisioni hanno conseguenze sull’intero ecosistema calcistico. Per questo esprimiamo incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.
Anche Malagò all’attacco: “Precedente politico pericolosissimo”
Intervenuto a “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio 1, il presidente della FIGC Malagò si è allineato alla posizione della UEFA sul caso Balogun. “Un’assurdità. Sono andato a guardare questo articolo 27, che per fortuna non è replicabile nei campionati, altrimenti sarebbe l’Armageddon”, ha commentato l’ex numero uno del Coni. “Si tratta di una scelta dal sapore politico, un precedente politico pericolosissimo: così si perde la meritocrazia, che è la base del calcio”.
Che cosa rischiano Infantino e la FIFA
Una sola parola: credibilità. C’è chi ha richiamato il precedente del 1962 legato a Garrincha, espulso in semifinale per un gesto di reazione contro un avversario. All’epoca, però, l’espulsione automatica non esisteva e una commissione disciplinare si riunì il giorno successivo per decidere il suo destino. Il fuoriclasse brasiliano ne uscì indenne e il Brasile conquistò la sua seconda Coppa del Mondo.
Il caso Balogun va oltre: mette in discussione il principio stesso di uniformità delle regole e finisce per intaccare la credibilità del calcio, lo sport più seguito al mondo, con una platea stimata di circa 3,5 miliardi di appassionati. E vacilla sempre di più anche la figura di Gianni Infantino, bersaglio delle critiche di Jurgen Klopp, prossimo commissario tecnico della Germania. Senza mezzi termini, l’ex allenatore del Liverpool: “Siamo alla follia. Questi due personaggi non sanno nulla di calcio e non dovrebbero avere nulla a che fare con questo sport. Questo è il nostro gioco, non il loro”.
