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    Pippo Baudo, il tifo per il Catania e quello nato “per sfida” per la Juve. Quella volta che mise all’angolo Ronaldo

    16 Agosto 2025Nessun commentoTempo di lettura 4 Min
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    Pippo Baudo, colonna portante della televisione italiana, soprattutto per la Rai già Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, ma anche capace di transitare per la concorrenza dell’allora Fininvest (cosa che rimase una breve parentesi nella sua sfavillante carriera). Ma anche colui che ha lanciato larga parte dello spettacolo italiano (e qualcuno si è fatto strada poi anche in politica), che ha segnato la storia del varietà e in particolare nella sua ultima propaggine fortunata, quella dei vari Fantastico negli anni Ottanta e che ha condotto ben 13 Festival di Sanremo. Nel pantheon della storia della televisione Baudo ha insomma un posto d’onore, da oggi purtroppo anche nell’ideale famedio assieme a coloro che hanno costruito mattone dopo mattone questo mezzo di comunicazione, quel medium che secondo McLuhan definisce la nostra percezione della realtà e il modo in cui la interpretiamo.

    • Pippo Baudo e lo sport: il tifo per il Catania e per la Juve
    • L’ammirazione per Del Piero, le critiche ad Agnelli
    • Quando definì Ronaldo “il punto debole della Juve”
    • L’amarezza per le traversie del suo Catania

    Pippo Baudo e lo sport: il tifo per il Catania e per la Juve

    Ma Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, inizialmente destinato ad una carriera forense mai esercitata nonostante la laurea, da bravo uomo di spettacolo sapeva allargare lo sguardo a tutto ciò che rappresentava l’intrattenimento. Quindi anche lo sport, territorio di nostra competenza.

    Nato a Militello in Val di Catania, il futuro Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (onorificenza conseguita nel 2021) nutriva ovviamente il tifo per il suo Catania. Ma anche per la Juventus: un sostegno alla causa bianconera nato in gioventù, ai tempi delle scuole. Lui stesso in una intervista a Tuttosport del 2014 narrò come nacque quel tifo, ovvero per pura sfida nei confronti di un compagno di classe sostenitore del Torino. Aggiungendo inoltre: “Noi meridionali siamo quasi tutti juventini”.

    L’ammirazione per Del Piero, le critiche ad Agnelli

    “Il mio cuore è così diviso: 51% Catania, 49% Juventus”, rispondeva, sempre a Tuttosport, alla domanda riguardo la squadra per cui tifava e quella per cui simpatizzava. E Baudo ammetteva inoltre la grande stima per Alex Del Piero, a proposito di colonne nel proprio settore.

    “Lo ammiro tantissimo: grande campione, ragazzo educato“, disse nell’intervista, crucciandosi però per il modo in cui il glorioso attaccante fu giubilato dalla Juve. Allora il presentatore dichiarava inoltre la sua stima per il presidente dell’epoca, Andrea Agnelli, salvo poi correggere il tiro nel 2021, quando commentando la situazione in classifica dei bianconeri dichiarò ad ItaSportPress: “Agnelli? Non ha gestito bene la squadra, serviva più competenza e soprattutto tanta passione”.

    Baudo era così: uno con la sua storia, con la sua esperienza, non poteva limitarsi ad una diplomazia retorica e untuosa come quella che domina il panorama televisivo attuale, che gronda nella generalista di melassa e di buonismo.

    Quando definì Ronaldo “il punto debole della Juve”

    D’altronde, il Pippo nazionale non temeva neanche di mettere all’angolo uno come Cristiano Ronaldo, che una volta definì a Radio Incontro Olympia come “punto debole della Juve”, nientemeno. Rimproverandogli il fatto di essere “un accentratore”, e preoccupandosi per il fatto che la sua ingombrante presenza potesse mettere in ombra e persino “rovinare la carriera” a Dybala (“Se lui gioca dietro distribuendo il gioco perde lo scatto e la sua imprevedibilità”). Altri tempi, pare passata un’era geologica.

    L’amarezza per le traversie del suo Catania

    E allo stesso modo Baudo non misurava le parole quando parlava del 49% della sua passione calcistica, il Catania, soffrendo per le traversie della squadra del suo territorio, con il dolore di chi vede un’orgoglio locale salire sulle vette del calcio che conta per poi sbandare e perdere la strada maestra.

    Dopo il fallimento nel 2021 e l’acquisizione da parte della Sigi prima dell’avvento di Joe Tacopina, Baudo sempre a ItaSportPress sentenziò, anche profetico: “Non ho fiducia in questi personaggi. Io mi augurerei che a prendere il Catania fosse un fondo oppure un importante industriale straniero”. Rimpiangendo il leggendario Massimino come presidente del club, emblema a suo dire di uomini “sani e passionali”. Come era Pippo Baudo, d’altronde.

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