Due motivi per essere contenti, uno per continuare a preoccuparsi di una deriva che (almeno per ora) non vuol smettere di tormentare il Giro. Che ogni volta che decide di partire fuori dai confini nazionali si ritrova a fare i conti con le cadute: accadde lo scorso anno in Albania, è accaduto quest’anno in Bulgaria, con la seconda frazione funesta come la prima da una maxi caduta (mancavano 23 km all’arrivo) che ha mietuto vittime illustri, vedi Adam Yates che praticamente, da capitano UAE qual era, si ritrova con una classifica generale già compromessa.
- Pellizzari, la prima risposta è positiva: “Contento di come ho corso”
- Un’occasione mancata dopo lo strappo di Vingegaard
- Il Giro trasloca in Uruguay: Villa fa colpo doppio (all’esordio!)
Pellizzari, la prima risposta è positiva: “Contento di come ho corso”
Sarà un caso, ma evidentemente partire dall’estero non porta troppa fortuna al Giro. Che almeno però può rincuorarsi all’idea aver individuato in Jonas Vingegaard un perfetto grimaldello per far saltare in aria la corsa non appena la strada comincia a salire. Come sulla salita del Monastero , la prima vera asperità di questa edizione, poco meno di 4 km al 6,8% di media, terreno di caccia ideale per il danese della Visma Lease a Bike .
Che non ha indugiato oltre e ha dato due sferzate decise, frantumando il gruppo dei migliori ma tenendosi a ruota quel Giulio Pellizzari che in una volta sola ha dimostrato di stare bene e di essere (semmai ce ne fosse stato bisogno di ribadirlo) l’unico degno rivale di classifica di Vingo.
“Onestamente mi sono sentito veramente bene nelle battute finali della tappa”, ha spiegato il 22enne marchigiano. “Di per sé la frazione è stata piuttosto noiosa, poi però nell’ultima parte tra la caduta prima e soprattutto la salita del Monastero poi ce n’è stato di movimento. Le gambe girano e penso di essermi difeso bene. Come ho visto Vingegaard? Va forte, come mi aspettavo, ma sono contento di essere riuscito a restargli attaccato sulle rampe più dure”.
Un’occasione mancata dopo lo strappo di Vingegaard
Una delle due notizie belle riguarda proprio la prova provata che Pellizzari in questo Giro può rappresentare una valida alternativa a Vingegaard, che altrimenti si ritroverebbe ad avere vita facile contro qualunque altro tipo di avversario. E peraltro in quota italiana va rimarcato anche il terzo posto di Giulio Ciccone , che in un primo momento aveva provato anche a stare dietro al danese nella salita finale, ma che alla fine ha preferito andare su col proprio passo, scollinando per quarto e poi buttandosi in volata una volta che il gruppo aveva riassorbito il terzetto composto da Vingegaard, Pellizzari e van Eetvelt (poi divenuto per qualche pezzo di metri quartetto con Christen) ai -300 metri dall’arrivo.
Con un po’ più di decisione i tre all’arrivo sarebbero anche potuti andare, ma ha vinto la paura di perdere su quella di vincere ed è stata brava da dietro la carovana di coloro che sono scampati alla maxi caduta a recuperare appena in tempo per giocarsi la tappa allo sprint. Dove s’è manifestata una sorpresa mica da ridere.
Il Giro trasloca in Uruguay: Villa fa colpo doppio (all’esordio!)
Perché a riprova del fatto che ormai ogni Paese del globo terrestre può dire la sua nel ciclismo mondiale, ecco che l’Uruguay ha deciso di entrare al Giro passando dalla porta principale. Perché Guillermo Thomas Villa alla corsa rosa è debuttante assoluto, così come mai s’era avuta notizia prima di un corridoio uruguayano nelle 108 edizioni precedenti.
E dopo sole due tappe, ecco servito il colpo da maestro: vittoria in una volata tutt’altro che scontata (fantastico il lancio di Christian Scaroni, suo compagno nella XDS Astana ) e privilegio di indossare anche la maglia rosa, che salve sorprese (domani è tappa adatta alle ruote veloci) dovrebbe riportare anche in Italia, quando martedì il Giro ripartirà dalla Calabria.
E l’Italia una volta di più è rimasta a bocca asciutta : per carità, domani Milan avrà un’altra chance per riscattare la brutta volata di venerdì, e Pellizzari ha comunque dimostrato di essere assolutamente centrato sull’obiettivo massimo che s’è posto, cioè ambire al podio di Roma. Ma per ora i conti non tornano ea far festa sono sempre gli altri. Persino gli uruguayani, di cui nessuno sospettava qualità così eccelse riferite alle corse in bicicletta. È la globalizzazione, bellezza.
