Per qualcuno la vera finale comincia stanotte: alle 2.30 italiane scatta la serie tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs, che a conti fatti propongono il meglio (o gran parte del meglio) che oggi la lega può offrire in fatto di qualità ed efficienza. Con la sfida nella sfida tra Shai Gilgeous-Alexander e Victor Wembanyama, due talenti generazionali che attendono un altro palcoscenico dove mostrare tutto il loro valore. Col primo fresco di titolo di MVP della stagione regolare e il secondo che ha riportato gli Spurs in una dimensione che fino a una decina d’anni fa era la regola.
- Thunder da corsa: entrano alla finale di conference imbattuti
- Wembanyama fa paura: i Thunder sanno di doverlo temere
- Mitchell spedisce Cleveland a sfidare NY: finale inedita a Est
- Play-off (sin qui) non senza sorprese: Detroit manca l’upgrade
Thunder da corsa: entrano alla finale di conference imbattuti
OKC-San Antonio è davvero quasi una finale. Se non fossero capitate nella stessa conference, probabilmente si sarebbero date appuntamento un paio di settimane più tardi. Logico pensare che chi dovesse spuntarla nella sfida che mette di fronte il meglio del selvaggio West sarebbe poi la grande favorita per l’anello: i Thunder potrebbero diventare la prima squadra dai tempi di Golden State a conquistarlo per due anni di fila, e intanto sono diventati la prima franchigia delle ultime 7 ad aver vinto il titolo in grado di superare il secondo turno nei play-off da campioni in carica (dal 2020 in poi, nessuno c’era riuscito, né Raptors, Lakers, Bucks, Warriors, Nuggets e Celtics).
Un collettivo che viene considerato alla stregua di una corazzata, di una ensemble generazionale destinata a dominare sul pianeta NBA per molti anni ancora, e pertanto questo test con gli Spurs per qualcuno potrebbe aiutare a capire davvero fino a dove OKC è capace di spingersi.
Wembanyama fa paura: i Thunder sanno di doverlo temere
I favori del pronostico penderanno dalla parte di Shai e compagni: sulla carta, nessuno può insidiare la superiorità tecnica e la profondità del roster affidato a coach Daigneault, capace di infilare due sweep consecutivi con Suns e Lakers nei primi due turni play-off. E dire che Gilgeous-Alexander ha acceso i motori soltanto a intermittenza: c’hanno pensato Holmgren, Wallace e Mitchell il più delle volte a trascinare la squadra alla vittoria, e dopo quasi un mese in gara 1 contro gli Spurs si rivedrà anche Jalen Williams, che era fuori per infortunio.
Gli Spurs hanno dalla loro l’entusiasmo di un ciclo giovane ma che già ha mandato segnali forti all’esterno, oltre a un Wembanyama che sembra essere l’unico davvero in grado di far male alla difesa di OKC: assieme a Castle, Fox e Champaigne il francese proverà a ribaltare pronostici e gerarchie, aprendo di fatto la strada a una rivalità destinata comunque a trovare terreno fertile negli anni a venire.
Mitchell spedisce Cleveland a sfidare NY: finale inedita a Est
A Est, dove i valori di forza sono decisamente più livellati (ma verso il basso, a detta dei ben informati), un po’ a sorpresa è caduta la testa di serie numero uno del seeding: i Detroit Pistons hanno preso un’imbarcata bella e buona in gara 7 (giocata in casa) dai Cleveland Cavaliers, che dopo aver sprecato il match point tra le mura amiche in gara 6 hanno risposto da squadra che sa quello che vuole, avanzando per la prima volta da 8 anni a questa parte alle finali di conference (l’ultima volta fu nel 2018, quando ancora in Ohio c’era LeBron James a dettare legge).
Giocheranno contro i New York Knicks, che da qualche giorno s’erano seduti comodi sul divano aspettando di conoscere con chi se la sarebbero dovuta sbrigare. Cleveland nei play-off non ha sempre offerto il miglior lato di sé, ma quando Donovan Mitchell ha acceso la luce per gli avversari sono stati dolori: nella sfida decisiva contro i Pistons è stato spalleggiato dal solito Evan Mobley e anche da un insospettabile Sam Merrill, che in uscita dalla panchina ha piazzato 5 triple che hanno avuto un peso specifico enorme.
Vero, James Harden il più delle volte si dimentica del giocatore che fu (ai play-off è successo spesso), ma intanto Cleveland è ancora in ballo e contro i Knicks proverà a giocarsela, ben sapendo che Towns, Brunson e Bridges hanno “promesso” a se stessi di voler riportare NY alle Finals, 27 anni dopo l’ultima volta. Una serie dal pronostico aperto, forse più di quella dell’Ovest, con premesse però belle accattivanti.
Play-off (sin qui) non senza sorprese: Detroit manca l’upgrade
Delle 16 partenti, 12 hanno dunque già salutato. Ed è già possibile individuare quelle che sono le grandi deluse della stagione: se i Rockets si son presi la palma dei peggiori (subito out contro i Lakers, pur orfani di Doncic e Reaves), con i Lakers a loro volta eliminati senza appello dai Thunder, di sicuro da Nuggets e (soprattutto) Pistons era lecito aspettarsi qualcosa di più.
Soprattutto Detroit ha dovuto fare i conti con un brusco risveglio: la serie contro i Cavs non pareva impossibile, e la vittoria in gara 6 (netta) a Cleveland sembrava aver rimesso tutto in ordine. La ripassata di stanotte ha ribadito a tutti che il processo di crescita non è ancora completato e che necessita di un’aggiustata.
Giudizio (in parte) sospeso per Celtics e Sixers: Tatum aveva riacceso Boston, che però s’è spenta quando Phila ha ritrovato Embiid. Il quale però contro NY poco o nulla ha potuto, alimentando il timore che il prime sia bello che andato.
