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    Overtime sport - Calcio - Alla scoperta della Feralpisalò: 59 soci e un modello da “mecenate-sostenibile”
    Calcio

    Alla scoperta della Feralpisalò: 59 soci e un modello da “mecenate-sostenibile”

    31 Luglio 2023Nessun commentoTempo di lettura 7 Min
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    Ai nastri di partenza della nuova stagione la squadra lombarda si presenta per giocarsi le sue carte dopo un percorso, iniziato nel 2009, dopo aver conquistato la promozione vincendo il Girone A della scorsa stagione di Lega Pro.

    La squadra del Presidente Giuseppe Pasini, imprenditore bresciano a capo di Feralpi Group, ha portato avanti un progetto che punta alla valorizzazione dei giovani calciatori italiani.

    La scorsa stagione, infatti, l’unico straniero in rosa era Karlo Butic: arrivato a gennaio dal Cosenza (via Pordenone) e autore del gol promozione contro la Triestina.

    Un mix di giovani, calciatori esperti e giocatori che hanno ritrovato uno spazio nel calcio professionistico: un gruppo allenato da Stefano Vecchi che ha raggiunto la prima storica promozione in Serie BKT.

    La fusione del 2009: due comuni e una sola squadraGiuseppe Pasini e un mix di 59 sociIl modello del “mecenate-sostenibile”I numeri del bilancio della Feralpisalò

    La fusione del 2009: due comuni e una sola squadra

    La Feralpisalò è una società giovanissima nata, nell’estate del 2009, dalla fusione tra Associazione Calcio Feralpi Lonato e l’Associazione Calcio Salò.

    Club entrambi di Serie D che decisero di unire le forze in un’unica entità. Il club neonato viene ammesso in quella che allora era la Lega Pro Seconda Divisione non passando dai campionati dilettantistici.

    Questo grazie al fatto che l’A.C. Salò Valsabbia era stato ammesso dopo il quarto posto nel girone D nella Serie D dell’anno precedente e la sessione di play-off terminata al secondo posto dopo la Nocerina e a seguito della contestuale estromissione della Pistoiese.

    Nel 2010-11 arriva il secondo posto in campionato e la contestuale promozione in Lega Pro Prima Divisione.

    I colori sociali, il verde e il blu, sono un mix delle due società da cui nasce il club. Infatti, la Feralpi vestiva biancoverde, mentre il Salò era biancoblù.

    La fusione delle due società portò anche alla fusione per quanto riguarda i colori sociali.

    Il nome, invece, si lega richiama la società siderurgica presieduta da Giuseppe Pasini, personaggio chiave nella scalata fino alla Serie BKT.

    A metà degli anni ’70, la società Feralpi Group aveva rilevato la squadra di Lonato del Garda e aveva scelto di dargli il nome “Feralpi”.

    Giuseppe Pasini e un mix di 59 soci

    Il frontman del successo della Feralpisalò è senza dubbio il Presidente Giuseppe Pasini.

    Il re dell’acciaio che ha portato la Feralpisalò in Serie BKT nasce nel 1961 e cresce nell’azienda di famiglia fondata dal padre Carlo nel 1968 con l’intuizione di costruire un nuovo complesso siderurgico a Lonato, nel bresciano.

    Dopo la prematura scomparsa del padre nel 1983, entra da subito a far parte del management dell’azienda diventando prima Consigliere Delegato e poi Presidente nel 2008.

    Con l’azienda fondata dal padre insieme ad altri soci, affronta la crisi del comparto siderurgico negli anni e la affronta con visione e ambizione. In diverse interviste sul tema sottolinea l’importanza di investire in nuove tecnologie e processi per migliorare l’efficienza e ridurre i costi.

    Linee guida che lo hanno portato a guidare il Gruppo Feralpi verso un periodo di grande crescita puntando sulla formazione e sul benessere dei propri dipendenti, tanto da conquistare nel 2003 il riconoscimento da Ernst & Young del prestigioso premio di “Imprenditore dell’Anno” nella categoria “Global” e nel 2006 nella categoria “Quality of Life”.

    Un azionariato frammentato

    Una visione chiara, e di successo, che ha riportato anche nella sua esperienza calcistica. Pasini e Feralpi Group, però, non sono i soli protagonisti.

    Parliamo infatti di un azionariato che conta 59 soci con Pasini che detiene il 12,41% del capitale sociale e indirettamente controlla anche il 18,18% in possesso di Feralpi Farm srl.

    Quest’ultima è una società di partecipazione che detiene diverse quote di aziende legate al mondo della società siderurgica (anche in settori differenti) ed è al 100% controllata da Feralpi Group.

    Per quanto riguarda le partecipazioni al capitale sociale, come detto sono 59 i soci della Feralpisalò: dopo Pasini e Feralpi Farm, si va dal 9,17% di Dino Capitanio (general manager della Automazioni Industriali Capitanio) al residuale 0,06% della Autovalle srl.

    Imprenditori locali e realtà del territorio che hanno deciso di investire sul progetto che ha portato la Feralpisalò in Serie BKT, affiancando Pasini e sposando la visione del gruppo.

    Il modello del “mecenate-sostenibile”

    Per quanto riguarda Feralpi Holding parliamo di un’azienda che al 31.12.2022 ha chiuso l’esercizio con ricavi a 2,4 miliardi di euro e un utile di oltre 300 milioni di euro.

    Numeri, per quanto riguarda il fatturato, che hanno fatto segnare un miglioramento del 24% rispetto all’esercizio precedente e del 93% rispetto al 2020.

    Una capacità di generare reddito che attestano l’azienda tra i leader del settore siderurgico e fanno comprendere la forza che il gruppo e gli imprenditori legati alla Feralpisalò possono mettere in gioco.

    Non parliamo però di un “mecenate spendaccione” ma di un progetto sportivo che vuole dare al territorio lustro e sostanza anche nel calcio. Un sistema solido e organizzato che punta sui giovani, paragonabile a quello che Gabrielli sta facendo ormai da anni con il Cittadella insieme al Direttore Sportivo Marchetti.

    Per quanto riguarda la Feralpisalò visione dei 59 azionisti con a capo Pasini è chiara e delineata.

    Un’idea di calcio sostenibile anche se è necessario fare una precisazione sul concetto di “sostenibilità” che prevederebbe la capacità per un club di produrre risorse e far tornare i conti sfruttando anche il merchandising e il potenziale di attrattività sugli appassionati.

    Leve che per un piccolo territorio e una squadra legate a due piccoli comuni diventa complicato da applicare.

    Per descrivere e inquadrare il progetto Pasini-Feralpisalò è possibile coniare il termine di “mecenate-sostenibile”, vale a dire una figura imprenditoriale con grande capacità di spesa che investe sul club facendo tornare i conti e permettendosi investimenti in linea con le ambizioni e il bacino d’utenza di una squadra come la Feralpisalò.

    Nonostante sia in grado di poter mettere in campo risorse economiche importanti, il gruppo Feralpi ragiona sempre nell’ottica di economicità e controllo dei costi.

    I numeri del bilancio della Feralpisalò

    Nelle ultime stagioni il fatturato della Feralpisalò si è attestato su livelli non superiori ai 6,5 milioni di euro totali.

    Dal bilancio chiuso al 30.06.2020 (6,23 milioni di euro) al 30.06.2022 (4,99 milioni) passando per i 5,63 milioni fatturati al 30.06.2021.

    Un fatturato che in ogni stagione ha una composizione molto chiara e sostenuto in larga parte dai “proventi da sponsorizzazioni”, non potendo contare su una base legata a ticketing, merchandising e diritti TV per ragioni diverse che vanno dall’audience limitata a livello territoriale fino alla partecipazione alla Lega Pro che non garantisce elevati guadagni dai diritti TV.

    Per quanto riguarda l’ultimo bilancio disponibile approvato, quello al 30.06.2022, il risultato del totale dei ricavi riporta un valore di 4,99 milioni di euro formato per la maggior parte da proventi da sponsorizzazioni che in questo esercizio sono stati pari a 3,6 milioni di euro.

    Altre voci di ricavi sono gli “altri proventi da gestione calciatori” (premi di formazione e simili) pari a 240mila euro e i contributi in conto esercizio della Lega Pro (770mila euro).

    Curioso sottolineare come, per l’annata 2021/2022, la Feralpisaò abbia incassato solo 435 euro dagli abbonamenti e 25,8mila euro dal ticketing delle gare casalinghe, guadagnando di più grazie alle percentuali su incassi gare da squadre ospitanti (136mila euro).

    Infatti, secondo il regolamento di Lega Pro, per ogni gara di campionato, la società ospitante deve corrispondere alla società ospitata, entro 7 giorni dalla disputa della partita, una quota percentuale di partecipazione sull’incasso (scontato di oneri fiscali e di una quota del 30%), pari al 15% del totale.

    L’analisi dei numeri del club lombardo ci riporta a rafforzare il concetto già espresso di un modo di fare calcio che non bada solamente alla spesa come unica opzione.

    Quello della Feralpisalò è un progetto ambizioso che ha raggiunto, dopo soli 13 anni dalla fusione dei due club e la Serie D giocata, il traguardo della Serie BKT.

    La sfida sarà adesso mantenere la categoria portando avanti i propri ideali di sostenibilità e capacità di investire su giovani talenti senza pensare alla spesa sproporzionata alle proprie capacità economiche come unica via per mantenere la categoria.

    Le idee ci sono e la visione dei 59 soci con a capo Giuseppe Pasini è chiara, sarà ora il campo a dare i tanto attesi verdetti.

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